M COME MINCHIA

Posso dirlo? La miglior partita del Milan di questa stagione.
Non solo per il 4-0 alla primavera dell’Arsenal (e sarebbe potuta tranquillamente finire 7-0 che nessuno avrebbe trovato nulla da ridire), ma anche per aver subissato i gunners col gioco. Oltre al nostro solito possesso palla, abbiamo fatto girare l’azione e i giocatori, tutti correvano in sincrono, non c’erano i campanili dalla trequarti, non abbiamo sofferto sulle fasce.

Sembrava la “partita perfetta”.

Numerosi gli appunti:

1) Nonostante Ibrahimovic in campo non si è giocato col solito lancio “alta che a se sùga” per il nasone svedese; anzi, il vichingo gitano ha agito più da seconda punta che da prima.

2) Il merito va al rientro di Boateng che, da trequartista anarcico quale lui è, crea voragini per movimenti ed inserimenti. In Italia con la difesa a 9 sarà sempre più difficile, ma contro squadre che giocano a viso aperto, beh, i tre lì davanti diventano devastanti.

3) In tutto questo ecumenismo uno come Robinho ci va a nozze: il lavoro sporco lo fanno gli altri, lui si fa trovare pronto giusto nei buchi della difesa. Poi prende coraggio e toh!, ti segna anche il gol da fuori area.

4) Ma tutto ciò non sarebbe successo se Clarenzio non si fosse fatto male subito. Spiace dirlo, ma nelle partite dai coppa ad alto ritmo Culodipiombo farebbe meglio a starsene in panca in pantofole. Col cesena che si difende e lo lascia tirare da fuori, anche forse. Ma tanto ora il problema non si pone, dato che se ne starà a riposo un mesetto.

5) A guardare bene con Clarenzio fuori anche uno come Emanuelson ha un suo perché. Soprattutto se messo a sinistra. Nocerino farebbe meno inserimenti partendo da mezz’ala destra (ruolo che non gradisce particolarmente) ma dato che abbiamo gli uomini contati in mezzo al campo, testa bassa, mutismo e pedalare.

6) Una cosa di negativa però va trovata: Antonini. La sua fortuna è che San Siro non è stato rizollato – di proposito – sulle fasce, altrimenti Walcott gli avrebbe cagato in testa ad ogni affondo.

Ed ora l’imperativo è dimenticare la Champions e concentrarsi sul Cesena: è giunta l’ora di espugnare pure Fort Manuzzi.

milan, arsenal, champions league, trionfo

MILAN 4 – CATANIA 0

4 papavere ai siciliani di Montella e festa finita. Partita dominata dall’inizio alla fine. Bene così.
Ora c’è la pausa per la nazionale, con la novità Abate Cruento chiamato da Prandelli.

Alla ripresa delle ostilità riavremo Pato, Nesta e qualche altro morto in giacenza in infermeria. Mentre per Fantantonio la stagione è pressoché finita, forse anche la carriera. Staremo a vedere.

L’importante adesso è non perderne altri nel frattempo.

Milan, catania, trionfo

FIORENTINA 1 – MILAN 2

Posso dirlo? Finalmente.
Finalmente una vittoria della testa, degli attributi e della caparbietà.

Primo tempo giocato ad un ritmo allucinante dalla Fiorentina, che ci ha perennemente messo sotto soffocandoci ogni fonte di cioco. Ha pure trovato il gol in maniera culosa, dato che Bonera (mi sembra fosse lui) canna completamente il fuorigioco permettendo all’ ex Gilardino di segnare un golletto facile facile.

La ripresa cambia radicalmente. Non so che cazziatone abbia fatto Leonardo ai suoi, ma ha funzionato. Milan sempre pericoloso, Viola sempre a rintuzzare. Poi, il lampo di genio: fuori Sborry, dentro Huntelaar. Passano 5 minuto: pauroso assist cieco di Ronaldinho per l’ accorrente cacciatore di quaglie, tiro secco in corsa e palla in rete. E’ l’ 80° minuto. I successivi 10 minuti saranno risse da far west. In mezzo anche uno pseudo-rigore non dato alla Fiorentina: in realtà Montolivo spalle alla porta comincia già a strattonare Thiago Silva, e non appena si gira si lascia cadere; inoltre Rosetti credo che dia il vantaggio, tant’è che Keirrison da 4 metri spara indisturbato verso la porta con Abbiati che compie un miracolo respingendo la conclusione. Due minuti più tardi lo stesso Abbiati va a togliere dall’ angolino alto una stecca da fuori area di Vargas.
92° minuto e scatta l’ apoteosi: dopo una serie di rimpalli, la sfera giunge a Pato che da centro area trafigge Frey: 2-1 e festa finita.

Abbiamo avuto culo, lo ammetto. Ma il culo bisogna andarselo a cercare, e solitamente lo si trova tirando fuori i coglioni. Cosa che ieri sera abbiamo fatto egregiamente.
Bisognerebbe poi erigere una statua d’oro ad Abbiati a milanello. Per i corsi e i ricorsi storici, ricordo che nel 1999 partite vinte così in rimonta e con la fortuna ce ne furono tante, e anche allora c’era un ragazzetto di nome Abbiati in porta che, partendo da secondo portiere, scalzò i titolari.
E infine Pato: finalmente determinante, gioisco ogni volta che fa quel gesto con le mani.

E stasera non voleva certo essere un cuore, ma un culo rovesciato.
Nella vita ci vuole pure quello.

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UN LAMPO NEL BUIO

Ci sarebbero un’ infinità di cose da dire. Oppure stare in silenzio, e godersi il momento nonostante tutto.
Il secondo tempo di ieri sera è stato finora il migliore giocato dai rossoneri, e poco importa se il Real Madrid non è proprio la squadra più in forma del momento. Alla fine conta il risultato. 4-2, perché il gol di Thiago Silva era regolarissimo. Forse 4-3, dai, se avessero segnato il rigore nel primo tempo.

Ho visto cose che voi umani non potreste neppure immaginare: Seedorf in combattimento col culo in fiamme correre e difendere come non mai al largo dei bastioni di Casillas. E ho visto la demenza balenare nel buio del cervello di Dida mentre si gettava legnoso come un paracarro ai piedoni di Raul. E Pato, finalmente devastante, urlare invasato come il peggior Inzaghi dopo la sua doppietta.

Un primo tempo vergognoso, come troppo spesso capita in quest’ ultimo periodo, contrappuntato da una ripresa da manuale. Non so cosa sia successo all’ intervallo ma questa volta Leonardo deve aver trovato validi argomenti per riuscire a trasformare così la squadra: ho visto finalmente grinta e voglia di lottare, ho rivisto l’ orgoglio e la voglia di reagire ad un gruppo di giocatori parsi finora rassegnati ad essere perdenti di lusso.
Non credo sia stata la voglia di rivincita su Kakà, non solo. E neanche quella cazzo di storiella della mentalità europea e della musichetta e bla bla bla che tanto piace al nostro geometra al comando, no: credo si trattasse di qualcosa simile alla dignità. Calcistica, sia ben chiaro.

Forse questi ragazzoni qui hanno capito che non basta essere campioni o avere talento per vincere le partite in automatico. Occorre volontà e disciplina, e per esercitarla è innanzitutto indispensabile esserne convinti. Ecco, io credo che in quei 15 minuti di intervallo Leonardo sia riuscito a far capire ai suoi di non essere inferiori a nessuno, e di scendere in campo per dimostrarlo a tutti gli spettatori. Per dimostrare che, anche sotto di un gol preso in quella maniera lì e col morale sotto i tacchi, una grande squadra deve dimostrare di essere tale sempre e comunque, e non solo perché c’ è un badge sulla maglietta come promemoria.

Il risultato è una vittoria a Madrid contro il Real e l’ ingrossarsi esponenzialmente del fegato di tifosi bianconerazzurri: poco importa di quello che diranno per sminuire la vittoria, non diamo retta a quegli stitici invidiosi.
Che mai sarà una squadretta come il Real Madrid rispetto a corazzate quali Dinamo Kiev, Maccabi Haifa o Rubin Kazan?

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