QUESTIONE DI STILE

Ormai siamo diventati dei tamarri di periferia, dei barbari coatti, dei parvenu dell’ultima ora vestiti – malissimo – da D&G.
Abbiam perso la bussola e la testa, il senso della misura e l’understatement, il pudore di non oltrepassare certi limiti.

LO STILE.

Ecco, abbiamo perso quello. Lo stile. Parola ormai vuota in bocca ad ultrasettantenni rifatti o a geometri biliosi e vendicativi.

Signori, oggi il Milan ha perso il suo STILE.
STILE MILAN ormai è diventato quasi un ossimoro.

Berlusconi il Vecchio ha abdicato, obnubilato dalla senescenza, e Galliani – che di stile non ne ha mai avuto, essendo juventino – ha preso il sopravvento mandando a puttane in pochi mesi un lavoro di immagine – e di rapporti umani – costruito con fatica negli anni.

Già, i rapporti umani. Avere a che fare con Galliani dev’essere un qualcosa di fastidioso al limite del sovrumano. Bravissimo a far mercato coi soldi Fininvest, molto meno a far mercato di necessità, pessimo quando si tratta di rapporti umani. Il caso di Paolo Maldini è emblematico.

Per questo non mi stupisco più di tanto della vicenda Ambrosini: un giocatore del Milan per 18 anni – 18 anni! – e ultimamente pure capitano liquidato in un sottoscala, lasciato solo nella sua ultima conferenza stampa di ringraziamento, senza alcuna effige societaria. Liquidato in malo modo pure sul piano umano, senza nessuna convocazione in sede per – quantomeno – ringraziarlo per tutto ciò che ha dato al Milan in questi anni.

Niente.

Stile. Quello che nonostante tutto Ambrosini ha avuto. «Io non ho twitter non ho facebook non ho nulla, ma so che ho ricevuto tantissimi attestati di stima, tantissimi messaggi». Vecchia guardia. Uno che bada al sodo, che ha sempre messo la faccia, che è caduto e si è sempre rialzato più forte di prima, un “gregario” di lusso che ha sempre sgomitato per vedersi riconoscere un ruolo attivo nelle fortune del Milan.

Ambrosini ha sempre messo il cuore, i polmoni, i tacchetti per il Milan. Ma anche la testa, la faccia, le caviglie e i legamenti delle ginocchia per questa società. E’ un altro pezzo di vecchia guardia che se ne va, che si defila in silenzio, senza sollevare polveroni, per lasciare spazio alle nuove leve. Come non sollevava polveroni quando finiva in panca o in tribuna, magari per lasciar spazio ai Voegel o ai Dhorasoo.

E così Ambro ci saluta, a noi tifosi, e noi ricambiamo il saluto al vecchio guerriero, e gli auguriamo di cuore di continuare a portare il suo stile da qualche altra parte.

Che noi, ormai, siamo il Milan delle veline e delle creste; di instagram e dei social; dei canali tematici e dei giornalisti servi leccaculo; dei giocatori indolenti che si atteggiano a superstar fighette senza coglioni che non han nel loro vocabolario i termini “sacrificio“, “orgoglio“, “attaccamento alla maglia“, “rispetto“; dei vecchi ormai non più lucidi e dei geometri incarogniti che non vogliono mollare nonostante il palese fallimento.

Non siamo più il Milan degli INVINCIBILI, no. Siamo il Milan degli INGUARDABILI.
Sotto ogni punto di vista.