MAZZATA

Niente Milan – Udinese su sky, per me.

Gli inviati della procura federale mi hanno appena dato una giornata di squalifica al divano con “salotto a porte chiuse” per aver aver usato «frasi ingiuriose atte alla discriminazione territoriale».

Pare infatti che io abbia urlato ad un automobilista: «veneziano maledetto, guidi di merda!».

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GIOCO DI MANO

Squalifica confermata: tre giornate ad Ibrahimovic.
Tutto secondo logica, c’era da aspettarselo.

Sabato contro la Juventus gioceremo senza lo svedese: di questi tempi non so se sia un male o un bene. Ibrahimovic se l’è cercata e le tre giornate sono sacrosante. Un giocatore di calcio che si vuole definire un campione, queste cagate non le farebbe mai e poi mai.
Uno come Shevchenko, ad esempio, durante i derby prima veniva riempito di fallacci e carognate da quel subumano di Materazzi senza fiatare e poi, magari, cacciava un gollettino in culo ai cugini – ricordo un derby di champions, ad esempio – facendo esplodere la sud.

E’ proprio per questo motivo che personalmente non riuscirò mai ad amare fino in fondo il nasone scandinavo.

Ciò che mi lascia perplesso è che, Ibra a parte, nella stessa azione Aronica ha:
1) preso per il collo Nocerino
2) reagito allo schiaffo di Ibrahimovic dando uno schiaffo a Nocerino
e non è stato minimamente punito. Anzi: è stato ammonito De Santis per proteste.

Ora, la “giustizia” sportiva ha dato prova di ridicolaggine ben prima di questo evento, ma ho paura che così facendo si crei un precedente pericoloso: non punendo anche Aronica si dà un alibi all’assalito, che così potrà rispondere con le mani ad un atto violento dicendo «ma ha cominciato prima Tizio, le immagini lo dimostrano» senza venir punito.

Bah.

Fatto sta che paradossalmente la Juventus sabato non avrà più alibi. Se non dovesse vincere contro un Milan senza Ibrahimovic, la loro autostima subirebbe un colpo notevole; se al contrario dovessimo vincere noi andremmo a +4 e con il morale alle stelle; tertium non datur in quanto arbitrerà Tagliavento, direttore di gara allergico al pari.

Morale della favola: spero che sabato, a San Siro, ci sia aria di impresa.
Non mi interessa come, ma 3 punti sarebbero oro colato.

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NEL BENE E NEL MALE

Nel bene siamo ancora avanti di tre punti, con 6 partite ancora da giocare. Siamo sempre lì, e quando la partita scotta dimostriamo di saperci fare.
Nel male è che ci macca ancora qual pizzico di cattiveria che ci permette di chiudere le partite e risparmiare a noi tifosi rossoneri un bel po’ di attacchi di cuore sul finire delle gare.

Nel bene e nel male c’è Ibrahimovic: è il nostro terminale offensivo e serve a catalizzare i raddoppi di marcature, utili per creare spazi per gli inserimenti degli altri. Però vive uno stato di forma mentale di difficile interpretazione: nonostante le due settimane di riposo, dopo mezz’ora era – mani sui fianchi – avulso dal gioco piegato in due dalla fatica; inoltre il suo carattere di stramerda ha prevalso alla grandissima ieri sera.

Nel bene – anzi, benissimo – ci stanno di diritto Pato, Seedorf e Boateng.
A Pato la cura “Barbarella” sta evidentemente dando i risultati sperati: se va in gol con la figlia del proprietario, poi è spronato ad andare in gol anche in campo.
Seedorf sta spadroneggiando nel ruolo di mezz’ala sinistra. Per uno dall’intelligenza calcistica (e non solo) sterminata come la sua vuol dire ritagliarsi uno spazio ben preciso e forse allungarsi la carriera di un paio d’anni (a patto però che venga sfruttato part-time e nelle gare che veramente contano).
Per Boateng non ho più aggettivi. KeiPì è un idolo, e lo ritengo assolutamente fondamentale per questa squadra. partendo da trequartista, riesce a fare da raccordo tra le linee avversarie mettendoci in posizione di predominio a centrocampo. E la roba figa è che ci mette cuore e grinta ed è uno dei pochi che gioca quasi sempre di prima.
Ah: per chi diceva che non era abbastanza tecnico, riguardarsi l’assist a Pato.

Nel male mi tocca metterci i viola, giocatori, allenatore e pubblico.
Comotto che straparla di furti rimediando figure di merda in eurovisione; Gilardino che si becca un giallo per proteste e che sgomita come un ossesso (quando, da noi, il violinista tendeva a cagarsi in mano); Donadel che pesta chiunque gli capiti a tiro; Santana che fa un entrataccia su Abate degna del miglior Flamini, e viene solo ammonito; Mihajilovic e soci che gridano ripetuti vaffanculi all’arbitro e l’unico che viene cacciato (giustissimamente, perché se lo merita) è Ibrahimovic; il pubblico che accenna un timido scimmiesco “uh uh uh” a Boateng mentre sta uscendo (quando gli stessi tifosi viola in era Prandelli erano quelli del “terzo tempo”).

Tra il male ci metto pure l’ingenuità orribile di Ibrahimovic e, di diritto, anche la società Milan che intende fare ricorso per le 3 giornate di squalifica allo svedese. Le giornate ci stanno tutte, discorso chiuso.

Mancherà Ibrahimovic contro Sampdoria, Brescia e Bologna (squadre che si difenderanno in 22, magazzinieri compresi, davanti alla porta)? E che problema c’è? Noi abbiamo Pato. Noi abbiamo Robinho. Noi abbiamo Cassano. Noi avremo – magari – Pippo Inzaghi.

Noi non dobbiamo trovare delle scuse: noi siamo il Milan.

Nel bene e nel male.

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PERCHE’ INSISTERE?

Perché fare ricorso contro la giustissima squalifica inflitta a Zlatan Ibrahimovic?
La colpa è del tesserato, non del Giudice Sportivo.
Anzi, se io fossi nella società AC Milan infliggerei un multone pauroso al tesserato Zlatan Ibrahimovic per l’evidente danno procurato.

La società AC Milan (e soprattutto il suo staff dirigenziale, a partire dal non-presidente) ha perso un’ottima occasione di fare il proprio dovere ed è questo l’aspetto che deve meravigliare.
Le tre giornate ci stanno tutte: il Giudice Sportivo ha valutato la ‘condotta’ violenta. Ossia il colpo inferto a freddo da dietro al giocatore Rossi. Avrebbe dato tre giornate anche se Ibrahimovic non avesse colpito Rossi. E sarebbero state comunque giuste.

Capisco che il nostro non-presidente in perenne campagna elettorale sia epidermicamente infastidito alla vista di un giudice, foss’anche quello Sportivo.
Ma qui, ormai, si sta esagerando.

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LE CINQUE GIORNATE DI GATTUSO

Alla fine sono 5, Rino.

Nello specifico le 5 giornate derivano dai 4 turni di stop a seguito dell’aggressione a Jordan (di cui 3 per “aggressione non grave” ed 1 per non note circostanze aggravanti) (saranno robe tipo “riterazione del gesto” oppure “inaudita viulenza del gesto” o ancora “perdita degli incisivi superiori del suddetto Jordan a seguito dell’accenno di testata” oppure “pronuncia errata del termine ‘motherfucker’“) che vanno sommati alla squalifica di un turno in seguito ad ammonizione in stato di diffida.

La squalifica ci sta tutta e te la meriti ampiamente, Rino. E bontà vuole che – se per una culosissima congiunzione astrale vincessimo tutte le partite di Champions League da qui in avanti – potrai addirittura ritornare per la Finale. Pensa te, la vita, a volte.
Giustamente la società ha deciso di non fare ricorso. Anzi, spero ti abbia pure appioppato un bel multone, di quelli che fanno passare la voglia di fiatare anche ad uno come te.

Dal canto tuo, solo una cosa potresti fare. Non servirà a diminuire la squalifica, ma potresti riguadagnare tantissimi punti sotto il profilo umano.
Senti a me, fai così: martedì 8 marzo, il giorno prima del match, vai ha White Hart Lane da solo, mentre gli Spurs si stanno allenando. Entri, saluti, te ne stai in disparte e, non appena ti vede, fai un cenno a Joe Jordan. Lo saluti, gli porgi la mano e ti scusi a nome tuo e di tutti i tifosi rossoneri, che quella sera ti era partita la brocca e hai reagito di merda.
Dopodiché uscite dallo stadio, andate al The Bell and Hare giusto lì di fronte e gli offri due pinte, una da parte tua e una da parte nostra.

Sicuramente Joe capirà ed apprezzerà il gesto.

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