MILAN 0 – ROMA 0

Madonna, che partitaccia. Alcune considerazioni:

1) Spero vivamente che agli addetti al marketing di Adidas venga il cagotto a sparo per tutta la vita, e che la sede dell’Adidas stessa venga invasa DA SUBITO da un gruppo di mufloni in calore e di bocca buona: è mai possibile fare una maglia con la carta dei gianduiotti?!?

2) Boateng andrebbe seppellito vivo in una torbiera, per quanto dannoso è ora. E con lui Allegri, se si ostina a tenerlo in campo in queste condizioni.

3) I tifosotti della Roma mi fanno tenerezza: capisco che ci volevate dare una mano facendoci vincere il match a tavolino, ma così nopn basta. La prossima volta metteteci più impegno, boys. Chennesò, lanciando banane in campo, ad esempio…

4) Muntari.

5) Eh no capitan Totti, così non va: non si danno le gomitate alle signorine.

6) La Viola – dirigenti, tifosi, giocatori, tutti – han rotto il cazzo: perché non avete protestato per la non contemporaneità mercoledi, quando abbiamo giocato prima noi?

7) Ora dobbiamo vincere a Siena. Contro la penultima in classifica. GIA’ RETROCESSA. E c’è chi parla di “impresa”.
Pensa te in che condizioni siamo…

Milan, roma, razzismo, pareggio

DDR

Per una volta voglio entrare a gamba tesa nella spinosa questione “fantacalciomercato“.

Io ho un sogno.
La sigla del titolo non vuol significare un rigurgito nostalgico per la Repubblica Democratica Tedesca, ma per un quasi trentenne di Ostia.
Daniele De Rossi.

Lo so, è un sogno  e probabilmente resterà tale, ma DDR è sempre stato un mio pallino. In questo Milan potrebbe prendere il posto di Ambro, in campo ed in spogliatoio (complice anche l’infortunio di almeno un mese dello stesso Ambrosini).
Se abbiamo offerto 15 milioni per Mattia Destro, possiamo tranquillamente offrirne 20/25 per Daniele De Rossi.

De Rossi è un centrocampista universale, tassello mancante di questo centrocampo. Non è più giovanissimo, ok, ma è quasi trentenne. Altri 4 anni eccelsi li può dare.

E poi ci sono altri due precedenti che mi fan ben sperare, due centrocampisti quasi trentenni che sono passati dalla capitale giallorossa a noi rossoneri.
Sto parlando del compianto Agostino di Bartolomei e del “nostro” Carletto Ancelotti.

Sia mai che non c’è due senza tre…

Milan, mercato, roma, de rossi

PIU’ FORTI

Più forti della sfiga;
più forti dei pali e delle traverse;
più forti degli infortuni (219 in 29 partite);
più forti della Premiata Macelleria Milan Lab;
più forti dello staff medico del Milan capitanato dal dottor Mengele;
più forti di mister Allegri che rischia Thiago Silva sapendo di rischiare;
più forti della Roma passata in vantaggio di un gol;
più forti dei rigori solari che si devono dare per forza;
più forti dei gufi, delle civette, dei barbagianni e degli altri animali a strisce del sottobosoco;
più forti di certe dichiarazioni deliranti e portasfiga di Galliani.

Più forti – in ogni caso – di tutto ciò che potrà accadere da qui alla fine della stagione.

milan, roma, vittoria fondamentale

MASSI’, E’ NATALE…

Massì, è Natale e dobbiamo essere tutti in po’ più buoni, no? E allora via: siccome siamo buoni regaliamo tre punti così, al primo che passa.

Massì, è Natale e c’è stato pure il compleanno del Milan da festeggiare, no? Senza contare quella boiata del Milan Christmas Show da onorare: e quindi, che sarà mai una settimana di allenamento blando e/o inesistente prima di un match fondamentale per il campionato?

Massì, è Natale e noi siamo molto generosi. E’ per quello che concediamo a Juventus e Roma – due dirette competitors nella corsa scudetto –  di vincere in casa nostra: è puro spirito ecumenico, non si spiegherebbe altrimenti.

Massì, è Natale e c’è gente già con la testa in vacanza. E’ giusto quindi che Ibrahimovic si faccia ammonire – saltando la prossima contro il Cagliari – per poter prolungare le vacanze. Come è giusto che Seedorf (un po’ come nel derby di andata del 2009 quando era in canotta ed infradito in panchina) sia già con gli scarponi ai piedi ed il berrettone in testa, pronto per calcare le innevate piste della Valtournenche: non si spiega altrimenti com’è stato possibile che non abbia azzeccato un passaggio giusto che fosse uno.

Massì, è Natale e siamo forieri di doni. Anche verso quei tamarri napoletani che quando giocavano con noi sbagliavano l’inverosimile sotto porta ed erano ghiotti di creme vaginali: bravo Abate, hai fatto un bellissimo gesto di generosità.

Massì, è Natale e siamo tutti pazienti e generosi. Soprattutto verso il nostro allenatore, che non azzecca un cambio dal 1993, che non cambia lo schema neanche sotto tortura e che costringe il riluttante Seedorf a giocare al posto di Pirlo. Se avessimo giocato in 10 sarebbe stato uguale.

Massì, è Natale ed è giusto permettere al nostro amministratore delegato di lanciarsi in paurosi auspici portarogna: si sa che ogni volta che apre bocca porta talmente sfiga che persino le suore si toccano i maroni, ma essendo Natale noi lo lasciamo giustamente fare.

Massì, è Natale e siamo tutti un po’ più buoni. E’ stato quindi giusto concedere ben 5 minuti di calcio giocato a Ronaldinho. Oh, 5 minuti e non di più, sia chiaro: va ben che è Natale, ma non siamo mica fessi. Cosa pretende questo qui, di giocarne magari 20 o 25? Non scherziamo, su…

Massì, è Natale ed è giusto dare un’opportunità a tutti di farsi valere. E’ stato bello infatti vedere Gattuso – che notoriamente possiede gli scarpini palmati – fare il regista, impostare il gioco, tentare lanci lunghi. Sembrava di essere a Giochi senza Frontiere, tanto era divertente.

Massì, è Natale ed è tradizione che il Milan scazzi l’ultima partita dell’anno. Ed una tradizione DEVE essere rispettata, altrimenti che tradizione sarebbe?

Massì, è Natale.

Ma vaffanculo.

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ROMA 0 – MILAN 0

Non si può avere tutto dalla vita, ma i tre punti sabato a Roma ce li saremmo meritati. A parte i primi 20 minuti, abbiamo imposto il ritmo alla gara, ma non abbiamo segnato. Questa volta, purtroppo, non c’entra la fortuna; colpa nostra, dei nostri egoismi Borrielliani, dei qualche fumosità Ronaldinhana, di assenza di lucidità olandese sotto porta.

Ed è un vero peccato, al di là di tutto, anche se l’Inter avesse vinto contro il Genoa. Perdere due punti così per strada mi fa girare non poco le palle. Avrei di gran lunga preferito perdere, ma pareggiare così mi rende nervoso.

C’è di buono che è piaciuto tantissimo l’approccio alla gara e la sua conduzione: aggiustando un po’ la mira non è poi così peregrina l’ipotesi di andare a Manchester a far saltare il banco.

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[nella foto: la tempestiva chiusura di Burdisso su Huntelaar]

TUTTI ESAURITI

Tutto esaurito lo stadio Olimpico per il match-clou di domani sera tra Roma e Milan.
Tutta esaurita, salvo Totti, l’infermeria “pesante” della Roma, con David Pizarro e Luca Toni abili ed arruolati.
Tutto esaurito anche il centrocampo del Milan dove, con la sola assenza di Gattuso per squalifica, saranno in tanti a giocarsi la maglia da titolare.
Tutte esaurito infine anche Leonardo, che senza Pato sarà costretto ad inventarsi qualcosa di utile lì davanti senza compromettere troppo l’equilibrio complessivo della squadra.

Speriamo solo che non sia tutto esaurito anche l’arbitro Tagliavento.

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VERGOGNA

Ha ragione Massimo Ranieri. E’ una vergogna.

E’ una vergogna regalare un tempo all’ avversario, ogni volta. E se non c’ è la reazione d’ orgoglio nella ripresa, siamo in cacca. Molte volte è stato girato questo stesso copione, quest’ anno. Forse ha ragione Leonardo a dire che è un problema di testa dei calciatori in campo, ma è il loro lavoro e devono farsela passare al più presto. Se un operaio alla pressa lavora male perché ha problemi di testa lo licenziano: perché dovrebbe essere diverso per un calciatore?

E’ una vergogna avere tifosi demenziali che espongono striscioni ancora più demenziali ed offensivi. Ormai non so più come definirli: ricomincerò a pensare alla curva come un gruppo di persone e non più come un coacervo di merdazze solo quando vi vedrò sventolare nel mezzo un enorme bandierone con la testa di leone nera su sfondo bianco bardato di rossonero.

E’ una vergogna vedere gente dalle potenzialità disumane comportarsi per settimane come fighette capricciose e gongolarsi del talento che madre natura ha fornito loro. Se non si sputa sangue in allenamento non si crescerà mai, né come giocatori né come uomini. Qui occorre essere una squadra e non 11 solisti.

E’ una vergogna vedere i giocatori giallorossi circondare l’ arbitro con fare minaccioso ogni volta che fischia contro di loro. In occasione del sacrosanto rigore di Burdisso, poi, si è sfiorata l’ aggressione. Come se fosse una questione di vita o di morte.

E’ una vergogna vedere gol su gol divorati nell’ arco di un incontro – De Rossi, Menez, Vucinic – e poi scagliarsi contro l’ arbitro se non si è vinto. Ancora più vergognoso è vedere un giocatore insultare per un minuto e mezzo abbondante l’ arbitro alla fine della partita, insultandogli ogni parente conosciuto fino alla quarta generazione.

E’ una vergogna sapere che quel calciatore probabilmente non verrà né multato né squalificato per comportamento antisportivo. E quindi creerà un pericoloso precedente.

Ed è una vergogna vedere un allenatore scafato addurre banali scuse e scaricare sull’ arbitro la colpa di una sconfitta che in gran parte è maturata dalla incapacità realizzativa della propria squadra.

Complimenti Ranieri, gran bella dimostrazione di stile.
Avrei voluto vedere lo stesso stile, da parte sua e di De Rossi, a Catania.

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VOLERE VOLARE

Quasi me ne dimenticavo, ma oggi ricomincia il campionato.
MilanRoma, partita di cartello. E anche partita da dentro o fuori, da vincere o morire. Anzi, da vincere assolutamente.

Ci saranno alcune novità. Oddo, innanzi tutto. Sarà schierato terzino destro. Segno di due importanti cose: che secondo Leo è il meno peggio tra tutti i terzini – posto che Abate non è assolutamente terzino – e che Antonini lo vedremo col cannocchiale pure quest’ anno. Alla faccia della linea verde tanto sbandierata quest’ estate.

La seconda novità è il modulo. 4-4-2. Quattroquattrodue. Fourfourtwo. Il che vuol dire ali veloci e cazzute, ché senza ali non si vola. A destra andrà sicuramente Abate – visto che è il suo ruolo naturale – mentre per la fascia sinistra vedremo Zambrotta nella linea arretrata e Jankulovsky ala. Tutto sommato non mi sta neppure male, dato che in avanti il boemo fa meno danni che dietro.

Ultima novità i due dioscuri d’ attacco. Pato & Ronaldinho. Il duo carioca titolare inamovibile in tribuna della nazionale verdeoro.
Per Ronaldinho è una delle ultime occasioni per mettersi in luce e dimostrare di essere in primis un calciatore, e in secundis un giocatore da Milan: gioca nel ruolo preferito da lui e dal premier, quindi non può più permettersi di  fare cilecca.
Discorso simile si potrebbe fare per Pato, visto che è giunta l’ ora che il ragazzo sfoderi i coglioni.

Un modulo così classico significa una sola cosa: si va sul sicuro con un modulo compatto, perché siamo in difficoltà. Per gli esperimenti ci sarà del tempo più avanti, quando avremo magari un bel po’ di punti in più in cascina e soprattutto una gran dose di fiducia. In questo senso sono solidale con le parole di Leonardo; per ora, per il bene del Milan, sarebbe già importante metterci l’ anima, soffrire in trincea e dimostrare di essere tornati una squadra. Le vittorie arriveranno, devono arrivare, perché l’ organico c’ è. Manca solo ritrovare l’ orgoglio perduto.

Leonardo dice giustamente di levarsi di dosso questa etichetta da perdenti.
Sarà difficile, quando la colla è potente e fino ad ora non si è strofinato abbastanza per tirarla via.

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ARRIVEDERCI ROMA

Portiere che va, portiere che viene.

Il Milan ha preso Flavio Roma, portiere 35enne, dal Monaco. Ancora una volta di under 23 neanche l’ ombra, ma sarà colpa dei soliti giornalisti comunistacci che non hanno capito le parole del capo.
Roma è un discreto portiere, un discreto secondo portiere. Un po’ come Abbiati. Un pelino meglio di Storari, se non altro in esperienza.

E Zeliko Kalac nel frattempo se ne va. Un po’ ci mancherà, quel vecchio paracarro. Con quella faccia un po’ così, a metà tra Lurch e Borghezio, con quei modi di fare gentili e senza fretta, soprattutto in campo. Se ne va dopo aver sfruttato una bella botta di culo, ossia giocare nel Milan a stipendi folli.
Auguri, vecchio Kalac, ora potrai esaudire il tuo vecchio sogno: aprire un chioschetto di piadine in Australia.

Se Dida facesse altrettanto, si potrebbe dire una buona giornata.

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