PAPERO MIGRATORE

Desidero salutare, ma soprattutto ringraziare tutti. Dal Presidente fino alle tante persone del Milan con cui ho lavorato in questi indimenticabili anni a Milano. Vado in Brasile, al Corinthians, per avere la possibilità di giocare con continuità. Non sarà, però, facile dimenticare il Milan. Sono e sarò sempre legato a questa maglia, ai suoi colori e a tutti i tifosi rossoneri. Soprattutto va a loro, in questo momento, il mio pensiero e il mio grazie più grande“.

Poche righe, stringate e sintetiche come un bollettino medico. Questo l’addio scelto da Pato – e dal suo agente – per salutare il popolo rossonero.

Mah, non so. Mi sembrano parole fredde, di circostanza, poco riguardose nei confronti di chi lo ha adottato, coccolato, aspettato, rincuorato, esaltato le gesta, bestemmiato gli infortuni, auspicato il rientro, sognato il rilancio.

In queste parole manca un afflato fondamentale: la passione. Passione che noi tifosi rossoneri – io in primis – gli abbiamo sempre riservato, anche quando ci incazzavamo come puma per le sue non-giocate. Pur sempre di passione si tratta.

Pato quella passione forse non ce l’ha mai messa – o forse non abbastanza – per il calcio giocato (sappiamo invece che per la figa se la gioca col suo non-presidente).
Però un filo di speranza in noi c’è sempre stato, speranza che prima o poi quella passione venisse ricambiata.

Ora sono troppo attonito per poter essere lucido, e il senso di amarezza che mi rimane è grande.
Di più: è il senso di “incompiuta” a farmi stare male. Noi di Pato abbiamo vistro sprazzi eccezionali, e li abbiamo pregustati sicuri del fatto che sarebbero stati una costante negli anni a venire. Invece.

Di Pato, praticamente, in questi anni ci siamo gustati gli highlights.
E invece avremmo voluto vedere campionati interi.

Ciao ciao, caro Alexandre, e un cordiale vaffanculo: ora, a causa tua, mi toccherà cambiare di nuovo l’immagine di copertina del blog.

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

AHAHAHAHAHAH…PAZZINI SCAMBIATO CON CASSANO… AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH… BERLUSCONI HA DETTO CHE ABBIAMO IL MIGLIOR ATTACCO DELLA SERIE A… AHAHAHAHAHAHAHAHAHAH… DUE GIORNI A MILANELLO E PATO E’ GIA’ ROTTO UN’ALTRA VOLTA… AHAHAHAHAHAHAHAH… ABBIAMO PRESO IN PRESTITO UNO COL NOME DA DRAG QUEEN: ZE’ LOVE… AHAHAHAHAHAH… DA QUELL’ACCATTONE DI PREZIOSI… AHAHAHAHAHAH… STIAMO PURE TRATTANDO IL RITORNO DI KAKA’… AHAHAHAHAHAHAH… CHE SOCIETA’ DEL CAZZO CHE SIAMO DIVENTATI… AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH

milan, galliani, mercato ridicolo, pato, infortunio

E SI PAREGGIA RUBANDO…

Siamo onesti: quest’oggi il match si sarebbe dovuto concludere sul 2-1 per il Bologna.
Negare al Bologna un rigore lampante come quello per fallo di mano nettissimo di Seedorf è da casa di cura.
Ma l’arbitro Rocchi – vecchio cuore rossonero – ha voluto farci quesrto regalo.

Non mi interessa se c’erano anche due rigori per noi (fallo su Aquilani e mani di Morleo in area), quel che conta è che oggi avremmo meritato di perdere.
Purtroppo Thiago Silva ed Amelia han fatto due cappellone, ma noi in attacco siamo stati irritantissimi. Il solo Ibrahimovic non può sempre tenere in piedi la baracca DA SOLO.

La partita ha mostrato due impellenti necessità ed un preoccupante campanello d’allarme.

La prima necessità è quella di un terzino sinistro degno di questo nome. Punto. L’immondizia che abbiamo ora ormai comincia a puzzare, ed è ora di conferirla nell’apposito cassone.

La seconda necessità è quella di programmare seriamente la forma fisica globale dei giocatori: non è possibile che noi, oggi, correvamo la metà di gente che è reduce da 120 minuti di calcio giocato contro la Juventus appena tre giorni prima.

Il campanello d’allarme credo che riguardi le dinamiche di spogliatoio: probabilmente Berlusconi non confermerà Allegri per le prossime stagioni; Allegri va avanti a non guardare in faccia a nessuno e continua ad operare dei cambi a partita in corso che definire ridicoli è benevolenza; Galliani è nuovamente costretto a fare mercato con i fichi secchi e ad mettersi nelle mani di Raiola, Braida & soci; qualcuno crede di avere il posto da titolare per diritto divino e non perché effettivamente lo meriti.

Dico a te, caro Pato: i coglioni, se li hai, è ora che cominci a tirarli fuori anche in campo – se non vuoi ritrovarti tatuato in faccia lo scarpino numero 47 di un certo attaccante svedese – e non solo davanti alla figlia del boss.

Perché potrai pure buttarglielo in culo a lei, ma non a milioni di tifosi.

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SEGNALI

Ronaldo che punta sull’Inter per il derby e per lo scudetto.
Pato che si bomba la figlia del non-presidente.
Gattuso che si strafoga di cozze marce e le rivende a prezzo esagerato ai monegaschi.
Flamini che è felice per Leonardo.
Abbiati il Menagramo che si dice sicuro di vincere il derby e rivela di avere un ottimo rapporto con Leonardo.
Antonini che molto probabilmente sarà il titolare della fascia sinistra il 2 Aprile.

Non so perché, ma io non mi sento per nulla fiducioso per il futuro prossimo.

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SALVATE IL SOLDATO PATO

Provate a mettervi nei panni di un ventunenne che:

– sta a 18.000 chilometri da casa, da solo, con la webcam rotta;
– si è già sposato e divorziato;
– ha uno stronzo di amico di merda che lo chiama ogni sei ore dal Brasile, attaccandogli addosso una saudade grossa come una scimmia (illustrandogli quantità e qualità di fighe che girano per le strade di Rio) (adesso che è quasi O’ Carnevao) (mentre lui deve allenarsi nella brughiera di milanello, a 20 gradi sotto zero e in mezzo a una nebbia maledetta);
– vede il proprio padre spirituale quasi ucciso da uno sporco ateo comunista cecoslovacco;
– ha un compagno di attacco cresciuto nel ghetto di Malmö, e perciò poco propenso ai rapporti sociali solidali;
– viene dato per venduto al miglior offerente un giorno sì e l’altro anche.

Come reagireste voi?
Secondo me, 51 gol in 110 partite bastano e avanzano come risposta.

Seriamente, bisogna tenere a mente tre cose fondamentali: è giovane, ha una paura fottuta di farsi male seriamente di nuovo, ha un carattere abbastanza fragile. Con questo non voglio dire che debba a tutti i costi fare la fighetta insofferente esimendosi dallo sguainare le palle in campo, ma non sarebbe nemmeno giusto e utile coprirlo di insulti e gettargli la croce addosso, pensando che caratterialmente sia un figlio di buona donna con le spalle larghe impermeabile ad ogni critica.

In questo senso i media (soprattutto il media-partner ufficiale dell’Inter) stanno facendo un’ottima opera di demolizione psicologica. Viene dato partente ad ogni sessione di mercato, si discute della sua non-intesa con Ibrahimovic, si parla di litigi e di insofferenze all’interno dello spogliatoio, si vaneggia di desiderate fughe in Brasile per il carnevale, and so on.
Tutto questo per cercare di disinnescare un potenziale devastante: è vero che non c’è ancora intesa tra Ibrahimovic e Pato, ma se ci fosse saremmo in primis avanti di 75 punti, e in secundis non ci sarebbe speranza per nessuno.

Qui devono necessariamente entrare in gioco i senatori dello spogliatoio, e mi riferisco ai vari Garruso, Seedorf e Ambrosini che ormai lo conoscono da anni e sanno come prenderlo: non devono fare l’errore di lasciarlo solo. Pato deve sentire che, anche se farà tanta panchina o comunque giocherà meno del solito, la fiducia di allenatore e compagni non verrà mai meno.
Devono farlo sentire tranquillo. Solo così riuscirà ad avere la mente leggera, si allenerà con voglia, darà sul campo il 110%, imparerà a duettare con Robinho, Ibrahimovic e Cassano, imparerà a sacrificarsi anche in difesa e dimostrerà quindi di essere un campione.

In poche parole, diventerà adulto.

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IL CASSONETTO DELLE BELLE NOTIZIE

1) Contro il Bari abbiamo passeggiato. Ha passeggiato pure Pirlo, che in 8 minuti di gioco ha rimediato tre passaggi, un pestone ed un infortunio per allungamento muscolare. Non male, direi.

2) Spiegato il motivo dello scarso feeling fra Ibrahimovic e Pato: lo svedese ha sepolto i Gormiti del brasiliano nel giardino di Milanello, ma non si ricorda più dove.

3) Bella prova di Massimo Oddo sebbene sia ancora sulla via del recupero. Ma non c’è problema: tempo due settimane e tornerà bello pimpante a crossare al terzo anello.

4) Preso l’olandese Emanuelson, voluto da Berlusconi in persona pensando che di nome facesse “Ruby” e non “Urby“.

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META’ E META’

Non so che dire. O meglio, lo so ma non voglio ripetermi.
Ritengo che a Lecce si sia persa un’enorme occasione di sostenere la “fughetta”, e questi errori molto spesso risultano fatali.
Però, paradossalmente, non mi sento particolarmente pessimista.

Abbiamo regalato al Lecce il primo tempo e un paio di giocatori, questo è vero, ma perlomeno dopo l’entrata di Cassano siamo stati abbastanza pericolosi. Intendiamoci: Ibrahimovic è pagato per fare i miracoli, anche se non può farne due a partita. Tocca quindi a chi di dovere (Pato, Seedorf, Cassano, Robinho quando gioca) chiudere i conti o, in alternativa, mettere in condizione lo svedese di farlo.

Il risvolto positivo della questione è che, al momento, siamo ancora in piena emergenza (giocatori infortunati e/o sulla via del recupero); le cose in questo senso, perciò, dovranno solo migliorare. In più siamo ancora imballati dai carichi massicci di Dubai, mentre altri lavorano più sull’agilità e sul recupero defatigante mediante fanghi e vasche idromassaggio.

Perciò la nostra peggior fase coincide con la miglior fase delle altre: se riusciamo a resistere nel periodo Gennaio-Febbraio, probabilmente gli ultimi tre mesi potremo giocarli alla grande dal punto di vista fisico. Questo per quanto riguarda il campionato, of course.

Le negatività ci sono comunque, e non è giusto nasconderle: il rendimento incostante di Pato e il suo scarso feeling con Ibrahimovic, l’utilizzo di Seedorf anche se bollito, la mancanza cronica di un terzino decente, la costante assenza per infortunio del centrocampo di ruolo, l’utilizzo di Nesta anche se logoro, la confusione tattico-mentale di Allegri in occasione dei cambi (Max, se ne possono fare fino a TRE, di cambi, in un match; ah, e non solo ad un quarto d’ora dalla fine; è possibile farli anche prima, fidati di me), la solita cronica mancanza di cattiveria e di voglia di vincere da parte di chi scende in campo.

Ma sono fiducioso che questi punti di debolezza si risolverenno entro breve.

L’importante è resistere.

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