PRIORITA’

Lo dico: non me ne fotte nulla del diverbio tra Allegri ed Inzaghi. Sono screzi che ci sono sempre stati e ci saranno sempre nel mondo del calcio.

Certo, il momento è d’oro per i media che ci sguazzano sui momenti di difficoltà di società non “affiliate” – ricordo che la Gazzetta dello Sport è media partner dei nerazzurri; probabilmente queste baruffe fanno il gioco della società rossonera stessa, dato che dalla dichiarazione di Galliani sull’ineluttabilità dello scudetto di quest’anno in poi sono state solo rogne per l’allenatore.

La partenza al rallentatore poi è l’ultima delle scuse, dato che:

1) è un classico ormai delle squadre di Allegri;
2) la rosa di quest’anno è talmente tanto cragnosa rispetto alle precedenti che una partenza a rilento è da considerarsi “fisiologica”.

Ciò che mi sta veramente in culo è l’atteggiamento della società AC Milan nell’addossare tutte le colpe al tecnico – e di buona parte di bloggers e tifosotti vari che ingollano i dettami societari e non muovono una singola critica al vero artefice di questo disastro, ossia Silvio Berlusconi.
A nulla serve poi la farsa in diretta a Milan Channel di questo pomeriggio, se non a dipingere Allegri come un patetico burattino manovrato a piacere.

A peggiorare ulteriormente la situazione ci si mette anche questa notizia qui: «Otto rappresentanti degli ultrà milanisti sono entrati [giovedi 20 settembre n.d.r.] nel centro sportivo di Carnago e hanno parlato per circa mezzora con Massimiliano Allegri, Massimo Ambrosini e Christian Abbiati».

Tra questi otto, era presente pure Luca Lucci – leggere qui per capire il personaggio – un tizio sotto processo per aver distrutto un occhio con un pugno ad un sostenitore nerazzurro durante un derby nel febbraio del 2009.
Tifoso nerazzurro che si sarebbe poi suicidato nell’aprile di quest’anno a causa del trauma subìto.

Queste sono le cose che più di ogni cosa mi fanno incazzare: la presenza di indagati tra le “delegazioni” dei tifosi.
Cosa? Quella gente là dovrebbe rappresentarmi? Ma per favore, via…

Una società seria dovrebbe denunciare costoro alle forze dell’ordine, altro che girare con la scorta da 4 anni.
Ma d’altronde, finché si ha un non-presidente che con i personaggi loschi ci fa affari da sempre e li ficca pure in parlamento…

La soluzione? Chiudere una volta per tutte le curve.
Tutte le curve.

Ed eliminare la parola “ultrà” dal vocabolario sportivo e – anche alla luce degli accoltellamenti a Napoli – sostituirla col sinonimo più corrispondente: delinquenti.

Come altro definire quella massa di subumani che sono arrivati a contestare Paolo Maldini il giorno del suo addio al calcio?

«Io sono orgoglioso di non essere uno di voi»

Milan, allegri, inzaghi, ultrà, vergogna

ESPUGNARE FORT MANUZZI

Allora: bella squadra, bella partita, gran primo tempo, belle sorprese.
3-1 al Cesena: han segnato Muntari (!!) all’esordio, Emanuelson (!!) dopo un decennio e Robinho in settimana di grazia. Ossia i tipici segnali di un’imminente apocalisse.

Però.

Però c’è una cosa che mi ha dato immensamente fastidio, che annulla di colpo quanto di bello ho visto al Fort Manuzzi e che mi ha fatto passare il resto della domenica con una brutta sensazione di amaro.

Dico a te, Max: che bisogno c’è di umiliare così Pippo Inzaghi?
Certo, c’è il patto delle 300 partite in maglia rossonera; ma i patti possono essere rispettati in molte maniere. E tu, oggi, hai scelto la peggiore.

Sopra di tre gol a Cesena, uno come Inzaghi lo fai entrare ad un quarto d’ora dalla fine, non nei 3 minuti di recupero in pieno “tempo spazzatura”. Non è – sportivamente e umanamente – equo e giusto.

E Pippo ha comunque svolto appieno il suo ruolo in questi pochi scampoli di gara, agitandosi e chiedendo il pallone come un ossesso, dimostrando estrema professionalità. Cosa che, purtroppo, a te qualche volta manca.
Soprattutto quando ti ostini a far giocare assieme Seedorf ed Emanuelson fuori ruolo: buon per te che noi tifosi di pazienza ne abbiamo tanta.

In fondo è solo questione di rispetto: se vuoi averlo, devi prima darlo.

Milan, Cesena, vittoria, Inzaghi, allegri

GIUSTO COSI’

2-2 contro il Real Madrid, giustissimo così. Non avrei mai voluto vincere con un gol in fuorigioco chilometrico: questi sotterfugi sono per gente che non è abituata a vincere mai. Dispiace per come si era messa la partita soprattutto nella ripresa, ma per amor di giustizia il pari è il risultato migliore.
Mi riserbo però alcune considerazioni:

1) Se il Giarre (o qualsiasi altra squadra) giocasse picchiando e simulando come il Real Madrid finirebbe ogni volta in 8. Il fatto che sia il Real e che ci sia in panchina Mourinho conferisce un’aurea di impunità francamente irritante.

2) Nonostante il gol segnato in vergognoso fuorigioco, bisogna inchinarsi di fronte a Pippo Inzaghi. Pippo non tradisce mai. Si può dire ciò che si vuole di lui, ma ci mette sempre il cuore e l’anima. Questo record è stra-me-ri-ta-tis-si-mo, e spero che duri molto a lungo.

3) Puoi incazzarti finché vuoi, caro dentone delle mie palle, ma non appena sei uscito tu (che in 55 minuti non hai combinato un cazzo di niente) è entrato un 37enne infoiato che ha cambiato l’inerzia dell’incontro. Quindi, caro mio, stattene zitto e considera seriamente l’ipotesi di un trasferimento, a Gennaio, in USA.

4) Da un brasiliano all’altro. Caro il mio Pato, spero che questa serata ti serva da lezione. Dovresti imparare da gente che sputa l’anima in campo, mentre tu giochicchi senza palle e senza merito. Dovresti stare un mesetto in tribuna, per imparare meglio.

5) Cristiano Ronaldo è un pezzo di merda fumante. Non sarà mai un campione. Tecnicamente fortissimo, umanamente una merda. I campioni sono ben altra cosa.

6) Gennaro Gattuso monumentale. Se i compagni avessero la metà della sua grinta e della sua voglia, potremmo giocarcela con chiunque. E’ stato lui a trascinare gli altri e, sotto questo punto di vista, è insostituibile.

7) Questa sera più che mai si è palesemente vista l’assenza di due terzini di ruolo. Abate e Zambrotta sono francamente improponibili, come pure i sostituti nel ruolo. Ed è questo il più grande rammarico di questa stagione: non aver allestito una squadra che, con pochi e mirati ritocchi, sarebbe stata competitiva su tutti i fronti e contro chiunque.

Comunque sia, posso dirmi soddisfatto. E’ un pareggio ma è come se fosse una vittoria. Il tutto in una cornice finalmente all’altezza di una squadra – e di una tifoseria – con una storia come la nostra.

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CHAPEAU

300. Trecento. Tre-cen-to. No, dico, sentite come suona bene questa parola. Trecento. Tante sono state le volte in cui un pallone, dopo un tocco di Inzaghi, si è insaccato in porta. Tump!frrrrrrush – «goooool».
Di testa, di piede, di culo – molte volte – d’ istinto, ad un metro dalla linea di porta come da fuori area, di fronte al portiere o spalle alla porta, in fuorigioco o in gioco per questione di millimetri. Trecento. Trecento corse a perdifiato urlando come un ossesso – bocca spalancata e sguardo incazzato – per festeggiare l’ obiettivo. Fossero gol capolavoro o ciabattate di stinco da 30 centimentri non fa differenza: per lui ogni gol è uguale agli altri, hanno pari dignità e vanno festeggiati come si deve.

Inzaghi vive per il gol, per quell’ attimo in cui il pallone supera la linea bianca, perché lì ritrova sè stesso, la sua voglia di giocare. A 35 anni e mezzo e dopo aver vinto tutto, chiunque potrebbe permettersi di rilassarsi, lui no. Rincorre il gol come un debuttante, la sua è quasi una dipendenza da gol, il gol lo calma e lo esalta allo stesso tempo. Da bravo guerriero sa che il gol è la sua missione, e solo dopo averlo trovato può dire: «missione compiuta» e prendersi i dovuti elogi. Per trecento volte.

Inzaghi è uno disposto a farsi rompere anche l’ altro labbro pur di segnare ancora un altro gol. Inzaghi ha già nel mirino Roberto Baggio a quota 319 e sarebbe disposto a farsi scuoiare vivo pur di arrivare a 320. Per questo sono convinto che Pippo non smetterà tra breve, ma cercherà di fare il possibile e l’ impossibile per arrivare a tale traguardo. D’ altronde lui è abituato ad infrangerli, i record: ha segnato 66 gol nelle coppe europee ed è l’ unico calciatore della storia ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali.

Può non piacere a tutti per quel suo modo di esultare troppo guascone; per quelle millemila volte che finisce in fuorigioco e manda a cagare arbitri e guardalinee in automatico, molte volte impunito; per quel vizietto di accentuare le cadute dopo un contatto. Però la butta sempre dentro, pochi cazzi. Rapace come un rapace, è al posto giusto sempre un instante prima degli altri, quell’ istante che gli permette di raggiungere il suo scopo nella sua vita calcistica ed esultare come un pazzo forsennato.

Trecento volte.

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