NEL BENE E NEL MALE

Nel bene siamo ancora avanti di tre punti, con 6 partite ancora da giocare. Siamo sempre lì, e quando la partita scotta dimostriamo di saperci fare.
Nel male è che ci macca ancora qual pizzico di cattiveria che ci permette di chiudere le partite e risparmiare a noi tifosi rossoneri un bel po’ di attacchi di cuore sul finire delle gare.

Nel bene e nel male c’è Ibrahimovic: è il nostro terminale offensivo e serve a catalizzare i raddoppi di marcature, utili per creare spazi per gli inserimenti degli altri. Però vive uno stato di forma mentale di difficile interpretazione: nonostante le due settimane di riposo, dopo mezz’ora era – mani sui fianchi – avulso dal gioco piegato in due dalla fatica; inoltre il suo carattere di stramerda ha prevalso alla grandissima ieri sera.

Nel bene – anzi, benissimo – ci stanno di diritto Pato, Seedorf e Boateng.
A Pato la cura “Barbarella” sta evidentemente dando i risultati sperati: se va in gol con la figlia del proprietario, poi è spronato ad andare in gol anche in campo.
Seedorf sta spadroneggiando nel ruolo di mezz’ala sinistra. Per uno dall’intelligenza calcistica (e non solo) sterminata come la sua vuol dire ritagliarsi uno spazio ben preciso e forse allungarsi la carriera di un paio d’anni (a patto però che venga sfruttato part-time e nelle gare che veramente contano).
Per Boateng non ho più aggettivi. KeiPì è un idolo, e lo ritengo assolutamente fondamentale per questa squadra. partendo da trequartista, riesce a fare da raccordo tra le linee avversarie mettendoci in posizione di predominio a centrocampo. E la roba figa è che ci mette cuore e grinta ed è uno dei pochi che gioca quasi sempre di prima.
Ah: per chi diceva che non era abbastanza tecnico, riguardarsi l’assist a Pato.

Nel male mi tocca metterci i viola, giocatori, allenatore e pubblico.
Comotto che straparla di furti rimediando figure di merda in eurovisione; Gilardino che si becca un giallo per proteste e che sgomita come un ossesso (quando, da noi, il violinista tendeva a cagarsi in mano); Donadel che pesta chiunque gli capiti a tiro; Santana che fa un entrataccia su Abate degna del miglior Flamini, e viene solo ammonito; Mihajilovic e soci che gridano ripetuti vaffanculi all’arbitro e l’unico che viene cacciato (giustissimamente, perché se lo merita) è Ibrahimovic; il pubblico che accenna un timido scimmiesco “uh uh uh” a Boateng mentre sta uscendo (quando gli stessi tifosi viola in era Prandelli erano quelli del “terzo tempo”).

Tra il male ci metto pure l’ingenuità orribile di Ibrahimovic e, di diritto, anche la società Milan che intende fare ricorso per le 3 giornate di squalifica allo svedese. Le giornate ci stanno tutte, discorso chiuso.

Mancherà Ibrahimovic contro Sampdoria, Brescia e Bologna (squadre che si difenderanno in 22, magazzinieri compresi, davanti alla porta)? E che problema c’è? Noi abbiamo Pato. Noi abbiamo Robinho. Noi abbiamo Cassano. Noi avremo – magari – Pippo Inzaghi.

Noi non dobbiamo trovare delle scuse: noi siamo il Milan.

Nel bene e nel male.

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