NIENTE RESTERA’ IMPUNITO

Vi giuro, non avevo alcuna intenzione di parlare della condanna. Davvero.

Volevo solo limitarmi alla poco edificante figura – a livello di carattere, amalgama e attributi – rimediata contro il Mancester City. Avevamo metà rosa fuori, ok, e loro di squadre titolari ne hanno due, ok anche questo, ma prendere 5 goalzs in 36 minuti non mi lascia per nulla tranquillo.

Pertanto stavo per mettermi il cuore in pace godendomi il colpo Silvestre e la succulenta prospettiva di finire il prossimo campionato al decimo posto, quand’ecco che ho la pessima idea di aprire il sito ufficiale del Milan e vederci questo:

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Eh no caro Suma: questa è solamente la TUA posizione, e quella di pochi altri fedelissimi, i faziosi della frangia “AC Milan 1986“.

Ossia i peggiori antimilansti di sempre.


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TANTO TUONO’ CHE PIOVVE

Una persona normale in questo periodo se ne starebbe altrove, che ne so, in agriturismo a San Severino Marche a pigliare il sole, a grattarsi i maroni e ad ingozzarsi di arrosticini e maialino al latte.
Siccome io normale non lo sono mai stato, sono a casa a seguire la diretta streaming della conferenza stampa di inizio stagione a Milanello.

Naturalmente solito one man show gallianesco, nel senso che per un’ora ha ripetuto a macchinetta quanto detto in quest’ultima settimana, ossia:

– si acquistano giocatori solo se si cedono giocatori;
– siamo la squadra che nel 2013 ha fatto più punti;
– siamo la squadra che negli ultimi 5 anni ha fatto più punti;
– siamo la squadra che negli ultimi 5 anni è sempre salita sul podio;
– cattivo fair play finanziario, cattivo!
– ci interessa solo finire il campionato in zona Champions League, pochi cazzi.

avendo però il merito di non pronunciare MAI la parola scudetto, seguito a ruota da Allegri. Saponara e Poli, quasi non pervenuti.

Poi vabbè, la solita barbonata: «il mio avvocato mi ha suggerito di dire che è fortemente auspicabile che Honda arrivi a gennaio» come a voler dire al CSKA Mosca «eh si, siamo ancora con le pezze al culo».
Strategia che porterà avanti anche con Ljajic, I suppose.

Conferenza stampa tutto sommato indolore, senza le sboronate di qualche anno fa.
Finito qua? Eh, magari: alle ore 16.25 il forse-di-nuovo-presidente – che non può fare a meno di parlare – ha sparato la bomba: «Potrebbero esserci dei rinforzi ma credo che il Milan possa vincere lo scudetto già così. Siamo competitivi».

BOOM!
La sentenza.
The touch.
La parola definitiva.

Notoriamente di una sfiga epocale.

Tanto da far cadere su Milanello una tale quantità di acqua e di saette da costringere Allegri ad interrompere l’allenamento.
Partiamo proprio bene.

Quest’anno ci sarà da sbellicarsi.

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TROVA L’INTRUSO

E’ un invito che vi faccio.
Io ci ho messo qualche giorno a rispondere, dopo che la patetica novella è finita (anzi no, dato che il nondeltuttopresidente ha già cominciato a sparare ad alzo zero sul confermatissimo allenatore).

Osservate attentamente la foto alla fine del post. Poi cercate la massima serenità d’animo e rispondete sinceramente.

L’intruso è l’omino a sinistra?
L’intruso è l’ometto a destra?

1) L’omino a sinistra è stato effettivamente un corpo estraneo per la dirigenza già da gennaio di quest’anno, per vari motivi. Vuoi perché non si piega alle logiche padronali, vuoi perché spara formazioni alla cazzo di cane, vuoi perché non fornisce uno straccio di bel giuoco tanto caro al nonpresidente, vuoi perché non azzecca un cambio in corsa dal 1987, vuoi perché il 4-3-3 fatto così non è incisivo.
C’è da dire però che quest’anno il mister si è ritrovato con una rosa dimezzata e carica di brocchi, con gente giovane ed inesperta da svezzare subito a suon di mazzate, senza alcuna voce in capitolo per quanto riguarda il mercato.

Insomma, col materiale umano che aveva a disposizione mister Allegri ha fatto un miracolo ad essere arrivato terzo. E’ un fenomeno quando si tratta di spremere al massimo giovani promettenti; ho qualche dubbio sul fatto che sappia ugualmente trattare coi campioni e farli rendere al meglio.

2) L’ometto a destra è stato il presidente più vinciuente della storia del calcio italiano. Finché ha fatto il presidente del Milan, però. Ossia fino al 1993. La “discesa in campo” segna un po’ lo spartiacque tra due Berlusconi: Berlusca il Giovane e Berlusca il Vecchio. Per modo di fare, per età anagrafica, per capacità di osare e di lasciar fare, per capacità di circondarsi e fidarsi dei migliori, per lungimiranza, per voglia di fare l’interesse del Milan: il 1993 segna un netto spartiacque. Anche a livello di titoli vinti, a ben vedere.

Berlusca il Vecchio ormai vive nell’ombra di ciò che fu. Pensa ancora di essere Berlusca il Giovane, di dominare in Europa, di Edilnord e moduli all’avanguardia, di dettare lui le formazioni,  Di Gullit e Van Basten, di Shevchenko e Kakà (no, non sto scherzando: leggete QUI). E’ diventato la macchietta di sè stesso, e si incaronisce su chi non la pensa come lui. Vorrebbe tornare il Giovane ma sa che non può. E allora, come tutti i vecchi, diventa astioso e taccagno: non compra i giocatori al tecnico e vorrebbe che fosse lui ad andarsene, evitando così di pagare la buonuscita.

Perché ci si è ridotti così? Perché svilire un allenatore nel suo ultimo anno di contratto? Perché invece non lasciare tutto così com’era, senza sollevare polveroni, garantendo un sereno ultimo anno ad Allegri per poi puntare su un allenatore – che ne so, Prandelli post mondiale 2014? – completamente nuovo per cercare di formare un nuovo ciclo?

Alla fine della fiera – soprattutto per come si è sviluppata questa trattativa di rinnovo – ho capito una cosa: gli intrusi sono entrambi. Vivremo un altro anno di limbo, sperando del ripetersi di un nuovo miracolo sportivo, ma così non si può andare avanti.

Soprattutto se la dirigenza continua a perseverare nel pensare che gli intrusi, in questo Milan, siano i tifosi rossoneri.

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OK. E ADESSO?

Abbiamo vinto facilmente contro l’Anderlecht, siamo in crescita, abbiamo un Faraone a livelli stellari – e qui devo complimentarmi con lui per la maturità calcistica e comportamentale che sta dimostrando; non solo è umile, concentrato e altruista, ma si sbatte anche in difesa come un ossesso a coprire le magagne del Tapirone Constant e in attacco fa segnare gli altri – abbiamo un Montolivo in crescita, stiamo complessivamente crescendo, siamo agli ottavi di Champions e soprattutto abbiamo 15 milioni di euro in più in bilancio.

Di tutto questo discorso, alla dirigenza interessa solo l’ultima riga.
Galliani, a proposito di El Shaarawy, ha detto che «è blindatissimo, inutile insistere. Ora che abbiamo il bilancio a posto tratterremo i nostri campioni».
Una cosa però non l’ha detta: il bilancio di cosa?

Del Milan? Pfui, baggianate. Il Fair Play Finanziario non c’entra una mazza (oltre ad essere facilmente aggirabile).
Il fatto è che il non-presidente ultimamente aveva ben altro a cui pensare e, di conseguenza, aveva chiuso i rubinetti.
Vabbè, poco male.

Il problema vero è che AC Milan è una società al 100% di Fininvest s.p.a., i quali bilanci stanno andando in malora. Aggiungiamoci la sentenza del Lodo Mondadori, ed il quadro è completo.

Quest’ultimo Milan non ha quasi più nulla a che vedere con una squadra di calcio: è un asset societario della galassia Fininvest dal quale si può tranquillamennte stornare avanzi di bilancio per tappare le falle delle altre aziende del gruppo in difficoltà (Mondadori, Mediobanca, Mediolanum assicurazioni, etc…).

Il punto è quindi questo: i milioni risparmiati con le cessioni illustri non sono serviti per un cazzo a mettere a posto il bilancio del Milan, ma quello delle altre aziende societarie. E viste le nere proiezioni dell’andamento delle aziende Fininvest, ho paura che i 15 milioni di euro della champions non passeranno mai per via Turati, ma andranno direttamente a Cologno Monzese.
Così come i ricavi delle ipotetiche cessioni future dei nostri migliori giocatori.

Ma si sa che io sono solo un tifosotto minimamente evoluto fazioso che non capisce nulla, quindi è meglio se ritorno a parlare di calcio.

Esaltando magari l’impresa a Bruxelles ed aspettando come manna dal cielo il discorso del Presidentissimo a Milanello per spronare la squadra a battere i gobbi.

Può essere.

Ma in un’altra vita, forse.

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GRANDI MANOVRE

Bene bene bene, il mercato si sta muovendo.
Abbiamo infatti annunciato l’acquisto a parametro zero di tale Ricardo José Araujo Ferreira, 18 difensore centrale lusitano del Porto.

Fine? Non proprio. Sorge infatti una domanda: è un’altra di quelle “tasse a parametro zero” che dobbiamo pagare a Minuccio er Pizzettaro? E se sì, che diavolo mai ci darà lui in cambio?
Entro il 31 Agosto avremo la risposta.

Intanto domani è il gran giorno: inizia il ritiro a milanello e – soprattutto – il Cavaliere Capo terrà il suo consueto pirotecnico show di inizio anno.
I temi poi saranno tanti e tutti scottanti, a partire dal famoso risarcimento di 560 milioni alla Cir: quanto andrà ad influenzare il bilancio della squadra rossonera (posto che la casa madre fininvest ha una “cassaforte per le emergenze” di almeno 700 milioni)?

Lo sapremo domani pomeriggio.
Se non finisce il mondo prima.

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SUCCEDE CHE…

In questi ultimi weekend di maggio sono successe tante cose.

Succede che dopo 8 anni di astinenza il Milan torna a vincere uno scudetto che mancava da troppo tempo.
Succede che la Coppa Italia è sempre più Coppa Inter (complimenti ai cuginastri per la vittoria numero millemila).
Succede che Zamparini è sempre peggio.
Succede che con Eto’o – quella volta – Ancelotti ci aveva visto giusto.
Succede che purtroppo possono capitare anche cose dolorose, nella vita (sentite condoglianze a capitan Javier Zanetti per la scomparsa della madre).
Succede che a Milano si respira aria nuova e – magari – più pulita.
Succede che il cavalier Berlusconi dovrebbe tornare ad occuparsi a tempo pieno di tirare fuori i soldi per il Milan e basta, senza pensare ad altro: ne va della sua salute.
Succede che perfino ad Arcore il centrodestra perde.
Succede che l’ironia rimane SEMPRE l’arma migliore contro l’insulto.
Succede che dopo 10 anni uno dei migliori centrocampisti al mondo vada a cercar fortuna altrove: good luck, andreino.
Succede che l’equazione tifoso = elettore non ha quasi mai funzionato, soprattutto questa volta.
Succede che qualcuno sarà felice, qualcun altro un po’ di meno: ma questa è la vita, signori.

Succede che forse il vento è veramente cambiato.
Sta a noi, ora, sfruttare la corrente.

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[nella foto: una serie di zingari comunisti gay islamici che festeggiano la vittoria di Pisapia in piazza Allah a Milano]