UNA LUNGA ESTATE CALDA

ANSA – Bardonecchia – 15 Luglio 2011

Partenza col botto per la nuova Juventus targata Antonio Conte; poco prima delle 15, di fronte ad un ingresso del Summer Village, che raggruppa gli stand di merchandising, c’è stato uno scontro tra gruppi ultrà bianconeri.
Da un lato la terrificante Brigata Hello Kitty che ha visto fronteggiarsi con il temibilissimo Collettivo Hello Spank; motivo del contendere, la supremazia in bruttura della maglia di casa ovvero di quella da trasferta.

Al grido di «toglietevi di mezzo, pazze!» gli ultras della Brigata Hello Kitty (accaniti sostenitori della maglia rosa da trasferta) hanno assalito a borsettate i facinorosi dirimpettai del Collettivo Hello Spank (fervidi supporters della più classica versione pigiamata), i quali hanno prontamente risposto con vigorosi rutti gusto porchetta e peperoni. In mezzo a tutto ciò, solerti funzionari delle forze dell’ordine che si sbellicavano dal marciapiede opposto, dandosi di gomito.
Dopo 5 minuti abbondanti di parapiglia i due gruppi antagonisti sono stati fatti allontanare dalle forze dell’ordine grazie all’ausilio di una gigantografia del colonnello Auricchio.

Duro il bilancio degli scontri: 8 paia di collant strappati, 15 unghie spezzate, due ricoveri al pronto soccorso causa maquillage sciolto ed un accoltellato tramite limetta da unghie: si tratta di Andrea Pirlo che, lento com’è, non è riuscito a schivare il pericoloso fendente.”

Juventus, maglie, satira, scontri
[mai visto così tanto orrore tutto insieme]

ORRORI QUOTIDIANI

Tra massacri di persone indifese in Cina, confessioni di riservisti israeliani sulla guerra di Gaza, 8 grandi coglionazzi che si strafogano a 300 metri da una tendopoli che manco vanno a visitare, Beppe Grillo che si candida alla segreteria del Partito Democratico; tra tutti questi orrori quotidiani, quindi, una domanda sorge spontanea:

«Ma quanto cagare fa la maglia da trasferta della Juventus di quest’ anno?»

 

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THE SPOCCHIOUS ONE

Mourinho ha sparato a zero su Ancelotti oggi, reo a suo dire di dichiarazioni poco dignitose. Quali? Queste:

Mourinho dice che adesso tutta l’ Italia sarà contenta della sconfitta dell’ Inter. Se lui è convinto di questo dovrebbe chiedersi perché tutta l’ Italia possa essere felice di questa eliminazione. Comunque di sicuro qualcuno sarà stato contento, è normale… È accaduto lo stesso quando dalla Champions ci è uscito il Milan. È normale, anche se è poco sportivo.

«Adesso puntiamo allo scudetto che vale come la Champions League». Lo dice Javier Zanetti ma sembra un po’ la storia della volpe e dell’ uva. Proprio così. Il fascino della Champions è unico.

Parlate sempre del “comunicatore” Mourinho che è una componente che mi affascina poco della sua per­sonalità, perché spesso dice anche cose inutili. Mentre io trovo molto interessante la sua metodologia di lavoro. Se mi invitasse, andrei volen­tieri a seguire una sua seduta ad Ap­piano. Al di là di come è andata a Manchester stiamo parlando di un grandissimo allenatore.

Per tutta risposta Josè da Setubal afferma che «un allenatore può perdere tante cose, ma non deve perdere mai la dignità professionale».
Detto da uno che ha litigato in campo con un suo collega (Bobby Robson quand’ era al West Bromwich Albion nel 2006) e che sulla sconfitta per 3-0 in Coppa Italia a Genova contro la Sampdoria ha definito “ridicoli” i gol segnati dagli avversari, le sue parole suonano quantomeno forzate. Ciccio, Rivas al posto di Maicon in difesa ce l’hai messo tu, mica altri. Se scazzi la formazione, poi non lamentarti in pubblico.

Il fatto è semplice: Mourinho era stato chiamato all’ Inter con un unico obiettivo, conquistare la Champions League (visto che per vincere il campionato era più che sufficiente Roberto Mancini). Ha clamorosamente fallito e ora, messo di fronte alle oggettive responsabilità, cerca di sviare dal problema principale. Senza dimenticare che i campioncini da lui fortemente voluti (Quaresma, Mancini, Muntari) si sono rivelati inutili, se non addirittura dannosi. Quindi se l’ Inter dovesse vincere lo scudo anche quest’ anno – se dovesse perderlo sarebbe uno dei più grossi harakiri calcistici della storia – sarebbe per merito dell’ impianto di squadra messo in piedi dal suo predecessore. Non è che per caso sia un pochetto sopravvalutato, ‘sto tizio qua?

Vuole parlare del Milan e di Ancelotti, come i bimbi dell’ asilo che si fanno i dispettucci – cento volte più di te, gnegnegnegnè – per non voler parlare della propria disfatta in Champions? Faccia pure, nema problema. Ma dignità professionale vuol dire anche riconoscere i propri errori, attribuire i dovuti meriti all’ avversario ed essere in grado di accettare le sconfitte come parte integrante del gioco: la dignità non è argomento da conferenza stampa.

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