NON HO PAROLE

Mentre dall’altra parte del mondo moriva in pista un ragazzo – lui sì vero rossonero – di appena 24 anni, in uno studio televisivo andava in onda questo squallido teatrino.

Evviva la saggezza dovuta all’età, evviva il rispetto, evviva il buonsenso.

09 10 1963 22 39

Ci son cose che con il calcio non c’entrano nulla, ma che lo stesso ti penetrano nelle ossa e da lì non se ne vanno più via. La fede, il primo amore, un lutto improvviso.

Io sono trevisano. Non solo, sono trevisano “della Piave”.
Sinistra Piave.

C’è una data impressa a fuoco nella memoria di tutti coloro i quali abitano lungo i paesi dove scorre – prima impetuoso, poi sempre più placido – il fiume sacro alla Patria.

Questa data è 9 ottobre 1963.
Ore 22.39.

48 anni fa si scatenò l’apocalisse sulla terra. Quasi 2000 vite umane cancellate in un battito di ciglia. Nell’arco di mezz’ora un intero paese non ci fu già più. Longarone, la vecchia Longarone, smise di esistere.

Fatalità, si scrisse.
Ed era vero.
La fatalità di avere un folle alla guida di un’opera così maestosa e terrificante al tempo stesso.

Quella data è impressa nella memoria di tutti coloro i quali abitano lungo i paesi dove scorre – prima impetuoso, poi sempre più placido – il fiume sacro alla Patria.

Dei sopravvissuti.
Dei morti.
Di chi – lungo tutto il tragitto del fiume – smise la vendemmia nei campi ed iniziò al vendemmia a fiume: chi dalle rive, con i ramponi, a recuperare le salme galleggianti; chi sulle barche a cercare di fare una prima cernita del disastro; chi su ogni ciglio di ogni ponte sulla Piave da Ponte nelle Alpi a San Donà di Piave, spalla contro spalla, ognuno con la propria pertica ben salda in mano, a formare un enorme “pettine”.
Laciando passare tronchi e sterpaglie e recuperando quei pochi brandelli di umanità.
Di mio nonno, che passò una giornata intera con la pertica in mano, a rendere omaggio ai caduti, vittime innocenti dell’avidità umana.

Nella memoria mia, ché fino allo scorso anno ogni 9 ottobre di ogni anno sentivo raccontare da mio nonno una storia semplice ed atroce, vera eppur incredibile. Ed ogni volta rimanevo col fiato spezzato e con la rabbia nel cuore.
Ed ogni volta era come se fosse la prima.

Ci son cose che con il calcio non c’entrano nulla, ma che lo stesso ti penetrano nelle ossa e da lì non se ne vanno più via.
La rabbia, ad esempio.

Quella stessa rabbia che mi ha fatto scendere dalla macchina a Longarone, questa mattina, in una piazzola di sosta ad osservare quella grande vela di cemento armato, meravigliosa ed atroce.
Simbolo imperituro della stupidità di certi uomini.

Quella stessa rabbia che – pur non avendo ieri sentito raccontare da mio nonno una storia semplice ed atroce, vera eppur incredibile – mi ha fatto rimanere lo stesso col fiato spezzato.

Vi possa esser lieve la terra.

Noi non dimenticheremo.

Vajont, anniversario disatro, 9 ottobre 1963

NON MI PIACE PER NULLA

«Mi piace molto Mourinho, mi piace quando dice agli avversari quel suo ‘zero tituli’».
Silvio Berlusconi, 16 Aprile 2011

No, carissimo non-presidente Berlusconi. A me (e credo anche a noi rossoneri tutti) Mourinho non piace per niente. Ma non perché è un ex allenatore dell’Inter, sa? No.
Non ci piace perché Mourinho rappresenta tutto ciò che non dovrebbe essere il calcio, almeno per il tifoso milanista.

A Mourinho non piace il calcio. A Mourinho piace vincere in tutti i modi possibili ed impossibili, leciti ed illeciti. Mourinho venderebbe sua madre per avere la carriera di sir Alex Ferguson.

In 10 dietro la linea della palla ci giocavano, 60 anni fa, le squadre scarse tecnicamente per riuscire a a strappare un pareggio in casa contro la prima in classifica. A quei tempi si sarebbe detto catenaccio. Ora però Mourinho ha un Cristiano Ronaldo (come aveva un Eto’o all’Inter) che giocano da terzini, che fanno 15 chilometri a partita, che al 110° minuto si fanno gli scatti di 80 metri al doppio della velocità degli altri.
E poi ci si chiede come mai Snejider è anemico o a Zanetti gli prendono gli infarti in spogliatoio.

Mourinho è uno di quelli che al Chelsea si fregiava di avere come medico sociale il famigerato “dottor Ago”, noto per le sue “miracolose” pratiche di recupero infortuni. Salvo poi, una volta via dal Chelsea, sparare a zero sul Chelsea stesso accusandolo di praticare metodi dopanti.

Lo stesso avviene ora, quando spara a zero su Barcellona e Milan (o sul cska Mosca prima di incontrarlo in Champions League). Il perché è presto detto: il Barcellona perché è l’avversario attuale, il Milan probabilmente l’avversario del prossimo anno. Dell’Inter non parla perché in buona sostanza potrebbe essere la sua prossima squadra, e non si sputa mai sul piatto dove si mangia.

Mourinho è uno che mette pressione a chiunque, perché ha capito che nella società dell’immagine, chi urla di più dà l’impressione di essere il più forte, il vincente. E lui sa di avere un fortissimo appeal, perché ovunque va fa il pieno.
Un po’ come l’attrazione principale di un circo.

Mette pressione ai colleghi, dimostrando di non sapere minimamente cosa sia la sportività, per caricare i suoi. Se poi perde 5-0 non importa, la colpa sarà sempre degli arbitri.

Mette pressione agli arbitri e – cosa assolutamente IGNOBILE – indottrina sapientemente i giocatori ad aggredire sistematicamente la terna arbitrale ad ogni fischio. Così facendo riesce ad intimidire fisicamente gli avversari, a distruggerne la costruzione del gioco e qualche volta a metterli letteralmente fuori uso.
Qualsiasi altra squadra finirebbe le partite in 8, tranne il Real Madrid attuale (o il Porto, il Chelsea e l’Inter passati). Tranne qualsiasi squadra di Mourinho.

Mourinho non ci piace per nulla perché per lui conta solo vincere, anche a costo di praticare l’anti-calcio: picchiare duro, protestare sempre, usare metodi di preparazione atletica e di recupero infortuni non propriamente leciti, essere coinvolto in casi di corruzione di arbitri.

Mourinho non ci piace per nulla perché per lui contano solo i soldi, i suoi, anche se fatti sulla pelle dei propri calciatori.

Mourinho non ci piace per nulla per quella sua aurea di impunità, perché gli è concesso fare cose che a nessun’altro sarebbe permesso neppure di pensare. E solo perché fa vendere giornali, porta gente allo stadio, porta abbonati alla pay-tv.

Mourinho non ci piace per nulla perché sta trattando il gioco del calcio esattamente come la Copa del Rey: schiacciato sotto le ruote di un pullman che, pur di arrivare in testa e vincere, passa sopra tutto e tutti. Anche sopra le tradizioni ed il rispetto (per il gioco e per gli avversari).

Mourinho non ci piace per nulla poiché mette pressione ai giornalisti in modo da avere i riflettori puntati su di lui e non sui suoi scarsi risultati: in questo si rivela berlusconiano al massimo. Adopera gli stessi metodi, crede nel “molti nemici molto onore“, è un fascista della panchina.

Sarà per questo, caro non-presidente Berlusconi, che Mourinho le piace così tanto?
Perché le ricorda lei stesso quand’era giovane?

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ORA BASTA CAZZO

Di norma tendo a non fare post ‘politici’, ma qui si sta andando veramente oltre. Qui non si tratta più di diverse visioni politiche della gestione della cosa pubblica: qui stiamo assistendo al declino mentale di un uomo in pieno delirio di onnipotenza.

Per una volta non voglio parlare del Milan, ma dell’Italia: siamo proprio sicuri di meritarci un premier così? Ossessionato, antistorico, pericoloso?
Questo omino qui, ogni volta che parla pesta una merda. E sono merde enormi dato che, se mettesse in pratica le sue intenzioni, ci ritroveremmo di colpo fuori dall’europa che conta: fuori dal giro di investimenti, fuori dalle relazioni internazionali. In pratica saremmo il paese (forse) più avanzato del Terzo Mondo.

Mai sottovalutare i messaggi di un uomo malato:
– chiede di essere aiutato dall’Europa (quando le normative europee siamo noi per primi a non seguirle, vedi caso quote-latte) altrimenti minaccia la divisione;
– arriva a Lampedusa ad allestire uno show e dicendo di aver ‘ripulito’ l’isola mentre, nel frattempo, sbarcano 200 persone in tempo reale;
– cerca in tutti i modi di evitare i processi, paralizzando per anni un paese intero;
– i questo momento di crisi assoluta non attua alcuna manovra dio sostegno per le fasce più deboli della popolazione, anzi;
– spende – di media – quasi centomila euro al giorno in troie, ville, avvocati, medici, parlamentari e bunga bunga, quando c’è gente che viene sfruttata per 600 euro al mese, senzxa alcuna garanzia in caso di licenziamento;
– parla di «rapina a mano armata» riferendosi ad una sentenza di tribunale;
– vuole riformare da solo la Costituzione e sopprimere i magistrati sindacalizzati;
– fa controllare – per interposta persona – i talk show a lui sgraditi della televisione pubblica;
– nel frattempo, senza che nessuno lo sappia, diventa monopolista tramite Mediaset degli impianti di trasmissione del segnale televisivo.

E’ chiaro che il suo unico scopo nella vita è quello di pararsi il culo nei processi per non finire i suoi giorni in galera o in esilio ed accumulare quanta più ricchezza possibile, ricchezza che gli è necessaria per pagare l’infinito stuolo di servi e lacché dei quali si è circondato (parlamentari, giornalisti, zoccole e rispettivi genitori, avvocati, ominicchi in generale) perché gli piace essere venerato.
Questo tipo di comportamento è tipico delle patologie borderline, quelle in preda a disturbi maniaco-depressivi. C’è una letteratura sterminata in proposito.

Il punto è esattamente questo: siamo sicuri che un premier così sia, al momento, l’uomo giusto al posto giusto per la nostra Nazione?

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UTILIZZATORI FINALI

Il battibecco con Arrigo Sacchi è uno dei motivi percui non riuscirò mai ad affezionarmi ad Ibrahimovic. Capisco l’infanzia difficile, capisco l’arroganza di fondo, capisco che ha sempre avuto un atteggiamento del tipo «io so’ io, e voi nun siete ‘n cazzo», ma questa uscita poteva proprio risparmiarsela.
Contro Sacchi poi, che è mansueto come un gatto certosino. E’ come prendersela con Suor Germana se per una volta brucia il sugo.

Sacchi sarà diventato pure un mezzo guru, ma il suo apporto alla crescita del Milan e del calcio in generale è stata assolutamente fondamentale. Non dico che sia incontestabile, ma neppure meritorio di un trattamento del genere. Se Ibrahimovic avesse studiato un minimo di storia di base del Milan berlusconiano, saprebbe che Sacchi per il Milan e i milanisti è e resterà un totem. E si sa quanto i tifosi siano attaccati ai propri feticci.

Ibrahimovic faccia ciò per cui è stato comprato dal Milan, e cioè cacciarla dentro fortissimo numerose volte a partita. Non è stato comprato per attaccar briga con Barbapapà Arrigo. Capisco che i trascorsi nei posti più malfamati d’Europa – il Rosengård (quartiere-ghetto di Malmoe) (avessi detto Brasilia) (no, Malmoe) (Malmoe, cristo) (no, per dire), il quartiere delle troie di Amsterdam, Villar Perosa, Appiano Gentile – possano aver lasciato tracce profonde nella formazione caratteriale dello svedese, ma di norma al Milan è gradito l’understatement. Forse la dirigenza ha voluto cambiar rotta rispetto al passato?

Una cosa vorrei da Ibrahimovic: che faccia quanti più gol possibili – magari ad ogni match – e che continui a non baciare la maglia rossonera, senza dimostrare alcun amore nei confronti di questi colori ma solo opportunismo; noi tifosi lo sosterremo con tutta la nostra forza. Almeno fino a quando non deciderà di fare gestacci in mondovisione: finché sono diretti a quei quattro stronzi della Curva Sud va anche bene, altrimenti no.

Fino a quando durerà il rapporto di collaborazione tra il calciatore Zlatan Ibrahimovic e la società A.C. Milan tutta (tifosi compresi), è giusto ribadire che sono questi ultimi gli utilizzatori finali del primo.
Non viceversa.

ARBITRAGGI

«Ieri sera il Milan ci ha dato dei dolori, ma non ha giocato male. Non c’erano 3 fuorigioco. Il problema è che spesso il Milan si imbatte in arbitri di sinistra».
Silvio Berlusconi – 12/09/2010

Di tutta l’assurdità della cosa si evince una dichiarazione implicita del nostro Capo: «il Milan è di destra».
Anzi: «Il Milan è MIO, quindi è di destra».

Allora ciccio, sentimi a me: il Milan non sarà MAI di destra. Vatti a rileggere la storia dei tifosi rossoneri ed il significato della parola casciavìt. Potranno essere pure di destra quelle quattro merde che siedono adesso in curva sud, ma quelli lì rappresentano solo sé stessi e non la totalità del tifo rossonero.

Sai meglio di me – dato che ti arrazzi coi sondaggi – che studi psicografici hanno dimostrato che non c’è una relazione diretta tra tifare milan e votare il tuo partito, anzi: molto spesso i tifosi rossoneri sono i tuoi più grandi detrattori.
Quindi ciccio, questa non te la faccio minimamente passare. Spara pure le tue cazzatissime su come dovrebbe giocare la squadra, su quanto ammmore hai tu per la squadra, sullo scudetto sicuro con te in panchina and so on.

Ma non ti permettere ancora di dire stronzate simili in futuro.
Perché il Milan siamo noi.

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[nella foto: la terna arbitrale assegnata per il prossimo Milan-Catania]

ADDII

Addio, Kakhaber Kaladze.
Avrei voluto vederti andar via a Giugno 2011 rispettando la scadenza naturale del contratto, contratto assurdo che Galliani ti ha fatto firmare e che tu – giustamente – non ti sei mai voluto rimangiare. Avresti potuto resistere stoicamente ancora un po’, compagno Kala.
La colpa in tutta questa vicenda non è affatto tua, che anzi sei stato pure trattato in malo modo dalla società.
Dal punto di vista umano non posso che farti un grosso in bocca al lupo e di farti sempre forza come già te la sei fatta in passato, non mancando mai di essere un professionista al servizio della squadra.
Lo avrei voluto un po’ diverso questo addio, ma è andata così.

Addio, Klaas-Jan Huntelaar.
L’autistico dell’area di rigore. La tua partenza mi dispiace un casino, ormai a te mi ci ero affezionato. Sarà che mi affeziono ai personaggi borderline della galassia rossonera (Contra, Vogel, Senderos, Javi Moreno, financo Dhorassoo e Ricardo Oliveira) ma tu potevi diventare per il Milan il nuovo Tomasson. Hai avuto una media gol pazzesca rispetto ai minuti giocati – e agli irriconoscenti smemorati ricoprdo la doppietta di Catania in 5 minuti, tra il 90° ed il 95° – sicuramente più alta del tronista del cazzo. Purtroppo di fronte ai desiderata del capo non c’è spazio per i giocatori di pochi fronzoli e tanto sugo; sono convinto che con Ibra al tuo fianco saresti potuto essere per noi ciò che Julio Cruz fu per i nerazzurri.
Una cosa però te la chiedo: ora che vai a Gelsenkirchen fai di tutto per rubare il posto a Raul come titolare in Champions League. Sai, Pippo Inzaghi ci terrebbe molto.
Buona fortuna, Hunter.

Addio, Marco Borriello.
Non mi mancherai manco per il cazzo. Sei uno che ha avuto la fortuna di giocare titolare in uno dei più disastrati Milan dell’era Berlusconi; in altra epoca saresti stato buono per la tribuna o per fare numero in allenamento. Ti reputo uno dei più scarsi attaccanti titolari che la nostra squadra abbia mai avuto, e se non fosse stato per Ronaldinho col cazzo che li facevi 15 gol: ne avresti fatti 7/8 al massimo, come Huntelaar, però giocando il quadruplo.
Sono contentissimo che tu ti possa giocare il posto alla Roma con un tuo pari ruolo come l’ Adriano attuale: due paracarri lenti come una betoniera in manovra.
Ti auguro di infiocinarti quante più fighe possibili: fai però attenzione alle pomate che si spalmano sulla patata.
Di Belen ce n’è una sola.

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HANNO LA FACCIA COME IL CULO

Marco Borriello: “Siamo partiti alla grande, abbiamo giocato un grandissimo primo tempo e potevamo chiudere la gara già nei primi 45′. Poi nella ripresa abbiamo sofferto, il Cagliari è venuto fuori, ma abbiamo stretto i denti e siamo riusciti a portare a casa questa vittoria. L’atteggiamento offensivo è quello giusto, dobbiamo migliorare nella fase difensiva, perché non sempre si possono fare tre gol per vincere le partite.

Senti a me, colossale testa di minchia: tu giochi nel Milan solo perché in squadra al momento non ci sono altri attaccanti, e Huntelaar si è trombato la moglie di Leonardo; pertanto ritieniti miracolato, cornutazzo cerebroleso.
Ah, e se continui a divorarti due gol a partita come un Luther Blissett qualsiasi, poi dopo non venire a menarcela su cosa deve fare o non fare la difesa. Che se fossi in Thiago Silva ti farei il gioco della saponetta ad ogni fine-allenamento.

Ci siamo capiti, ex-dopato del cazzo?

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