TROVA L’INTRUSO

E’ un invito che vi faccio.
Io ci ho messo qualche giorno a rispondere, dopo che la patetica novella è finita (anzi no, dato che il nondeltuttopresidente ha già cominciato a sparare ad alzo zero sul confermatissimo allenatore).

Osservate attentamente la foto alla fine del post. Poi cercate la massima serenità d’animo e rispondete sinceramente.

L’intruso è l’omino a sinistra?
L’intruso è l’ometto a destra?

1) L’omino a sinistra è stato effettivamente un corpo estraneo per la dirigenza già da gennaio di quest’anno, per vari motivi. Vuoi perché non si piega alle logiche padronali, vuoi perché spara formazioni alla cazzo di cane, vuoi perché non fornisce uno straccio di bel giuoco tanto caro al nonpresidente, vuoi perché non azzecca un cambio in corsa dal 1987, vuoi perché il 4-3-3 fatto così non è incisivo.
C’è da dire però che quest’anno il mister si è ritrovato con una rosa dimezzata e carica di brocchi, con gente giovane ed inesperta da svezzare subito a suon di mazzate, senza alcuna voce in capitolo per quanto riguarda il mercato.

Insomma, col materiale umano che aveva a disposizione mister Allegri ha fatto un miracolo ad essere arrivato terzo. E’ un fenomeno quando si tratta di spremere al massimo giovani promettenti; ho qualche dubbio sul fatto che sappia ugualmente trattare coi campioni e farli rendere al meglio.

2) L’ometto a destra è stato il presidente più vinciuente della storia del calcio italiano. Finché ha fatto il presidente del Milan, però. Ossia fino al 1993. La “discesa in campo” segna un po’ lo spartiacque tra due Berlusconi: Berlusca il Giovane e Berlusca il Vecchio. Per modo di fare, per età anagrafica, per capacità di osare e di lasciar fare, per capacità di circondarsi e fidarsi dei migliori, per lungimiranza, per voglia di fare l’interesse del Milan: il 1993 segna un netto spartiacque. Anche a livello di titoli vinti, a ben vedere.

Berlusca il Vecchio ormai vive nell’ombra di ciò che fu. Pensa ancora di essere Berlusca il Giovane, di dominare in Europa, di Edilnord e moduli all’avanguardia, di dettare lui le formazioni,  Di Gullit e Van Basten, di Shevchenko e Kakà (no, non sto scherzando: leggete QUI). E’ diventato la macchietta di sè stesso, e si incaronisce su chi non la pensa come lui. Vorrebbe tornare il Giovane ma sa che non può. E allora, come tutti i vecchi, diventa astioso e taccagno: non compra i giocatori al tecnico e vorrebbe che fosse lui ad andarsene, evitando così di pagare la buonuscita.

Perché ci si è ridotti così? Perché svilire un allenatore nel suo ultimo anno di contratto? Perché invece non lasciare tutto così com’era, senza sollevare polveroni, garantendo un sereno ultimo anno ad Allegri per poi puntare su un allenatore – che ne so, Prandelli post mondiale 2014? – completamente nuovo per cercare di formare un nuovo ciclo?

Alla fine della fiera – soprattutto per come si è sviluppata questa trattativa di rinnovo – ho capito una cosa: gli intrusi sono entrambi. Vivremo un altro anno di limbo, sperando del ripetersi di un nuovo miracolo sportivo, ma così non si può andare avanti.

Soprattutto se la dirigenza continua a perseverare nel pensare che gli intrusi, in questo Milan, siano i tifosi rossoneri.

Milan, allegri, berlusconi, rinnovo, telenovela

TERTIUM NON DATUR

Ho voluto far passare la nottata e buttar giù due righe a mente fredda, per non farmi trascinare dall’entusiasmo del tifosotto quale io sono e poi, magari, degenerare pure in una sequela di insulti clamorosi contro tutto e contro tutti.

I fatti, alla fine di 38 giornate di campionato, sono questi: Milan terzo in classifica e ai preliminari di Champions League, Fiorentina quarta in classifica e in Europa League.
Tertium non datur.

Poi, potremmo disquisire a lungo sul COME questo risultato è pervenuto. Giusto? Sbagliato?

Personalmente da tifosotto rossonero godo non poco nell’essere arrivato terzo, alla facciazza di tutti coloro i quali ci auguravano una stagione di merda e sono finita, guarda un po’, a 18 punti da noi.
Ma godo anche nei confronti dei viola (tifosi, calciatori o dirigenti che siano): vi è andata male, cari miei. Siete dietro e muti.

Poi però svesto i panni del tifoso e cerco di pensare razionalmente.
Ed anche in questo caso godo per essere arrivato davanti ai cuginastri di 18 punti (vedere la sboronaggine bauscia precipitare nel limbo nel quale sguazzano per natura non ha prezzo, soprattutto dopo le prese per il culo dei primi mesi di campionato, con tanto di striscione nerazzurro benaugurale).

Ma soprattutto godo per essere andati in Champions League a dispetto della Fiorentina e, soprattutto, dei suoi dirigenti e calciatori. Gente che si permette di sbraitare frasi da querela, che insinua dubbi non surrogati da prove, che innalza il livore violento a cifra stilistica (e non conto i 30 cerebrolesi tifosi viola attorno al pullman rossonero stanotte, no: mi riferisco alle scene animalesche in tribuna vip al Franchi).

Gente che senza ritegno dimentica la partita-farsa di Firenze proprio contro di noi e, a maggior ragione, la sconfitta contro il Pescara in casa all’ultima giornata di andata. Per non contare i punti gettati via contro il Cagliari, il Chievo, il Bologna.

Pertanto, cari fiorentini, come recita un vecchio adagio: «chi è causa del suo mal, non rompa i coglioni».

Milan, siena, champions league, fiorentina

POLI POSITIVI

Ora, non so a voi ma l’eventuale approdo di Andrea Poli in rossonero, a me, garba parecchio.

Già rosicai quando passò all’Inter lo scorso anno: Poli potrebbe diventare un ottimo centrocampista tuttofare. E’ bravo nell’impostazione, ha ottima visione di gioco e facilità d’inserimento, ogni tanto la butta anche dentro (il che non guasta mai) e ultimamente si è adeguato al ruolo che Delio Rossi gli ha assegnato in fascia.
Potrebbe migliorare un pelo nella fase di interdizione: non è proprio uno sradicapalloni, ma non è un dramma.

Il 23enne vittoriese (nel senso di Vittorio Veneto) potrebbe quindi essere un bel tassello, un jolly di centrocampo da inserire in organico, considerate poi le partenze di Nocerino e forse di Muntari e i rinnovi di Flamini ed Ambrosini.

Poli è l’unico che in quanto a tecnica e visione di gioco potrebbe sostituire o affiancare  Montolivo.
Mi rendo conto che è un po’ pochino, che non è Iniesta o Xavi, che anche a me piacerebbe avere anche Daniele De Rossi – che io considero tutt’ora il più forte centrocampista italiano, il quale tornerebbe ai vecchi fasti se solo cambiasse aria – o Lampard o Gerrard.

Ma questa linea ipotetica di ringiovanimento + rinforzo mi sta piacendo assai.

Vediamo che ne pensano Galliani e il capoccia supremo.

Milan, Poli, sampdoria, calciomercato

MILAN 0 – ROMA 0

Madonna, che partitaccia. Alcune considerazioni:

1) Spero vivamente che agli addetti al marketing di Adidas venga il cagotto a sparo per tutta la vita, e che la sede dell’Adidas stessa venga invasa DA SUBITO da un gruppo di mufloni in calore e di bocca buona: è mai possibile fare una maglia con la carta dei gianduiotti?!?

2) Boateng andrebbe seppellito vivo in una torbiera, per quanto dannoso è ora. E con lui Allegri, se si ostina a tenerlo in campo in queste condizioni.

3) I tifosotti della Roma mi fanno tenerezza: capisco che ci volevate dare una mano facendoci vincere il match a tavolino, ma così nopn basta. La prossima volta metteteci più impegno, boys. Chennesò, lanciando banane in campo, ad esempio…

4) Muntari.

5) Eh no capitan Totti, così non va: non si danno le gomitate alle signorine.

6) La Viola – dirigenti, tifosi, giocatori, tutti – han rotto il cazzo: perché non avete protestato per la non contemporaneità mercoledi, quando abbiamo giocato prima noi?

7) Ora dobbiamo vincere a Siena. Contro la penultima in classifica. GIA’ RETROCESSA. E c’è chi parla di “impresa”.
Pensa te in che condizioni siamo…

Milan, roma, razzismo, pareggio

PAPERO MIGRATORE

Desidero salutare, ma soprattutto ringraziare tutti. Dal Presidente fino alle tante persone del Milan con cui ho lavorato in questi indimenticabili anni a Milano. Vado in Brasile, al Corinthians, per avere la possibilità di giocare con continuità. Non sarà, però, facile dimenticare il Milan. Sono e sarò sempre legato a questa maglia, ai suoi colori e a tutti i tifosi rossoneri. Soprattutto va a loro, in questo momento, il mio pensiero e il mio grazie più grande“.

Poche righe, stringate e sintetiche come un bollettino medico. Questo l’addio scelto da Pato – e dal suo agente – per salutare il popolo rossonero.

Mah, non so. Mi sembrano parole fredde, di circostanza, poco riguardose nei confronti di chi lo ha adottato, coccolato, aspettato, rincuorato, esaltato le gesta, bestemmiato gli infortuni, auspicato il rientro, sognato il rilancio.

In queste parole manca un afflato fondamentale: la passione. Passione che noi tifosi rossoneri – io in primis – gli abbiamo sempre riservato, anche quando ci incazzavamo come puma per le sue non-giocate. Pur sempre di passione si tratta.

Pato quella passione forse non ce l’ha mai messa – o forse non abbastanza – per il calcio giocato (sappiamo invece che per la figa se la gioca col suo non-presidente).
Però un filo di speranza in noi c’è sempre stato, speranza che prima o poi quella passione venisse ricambiata.

Ora sono troppo attonito per poter essere lucido, e il senso di amarezza che mi rimane è grande.
Di più: è il senso di “incompiuta” a farmi stare male. Noi di Pato abbiamo vistro sprazzi eccezionali, e li abbiamo pregustati sicuri del fatto che sarebbero stati una costante negli anni a venire. Invece.

Di Pato, praticamente, in questi anni ci siamo gustati gli highlights.
E invece avremmo voluto vedere campionati interi.

Ciao ciao, caro Alexandre, e un cordiale vaffanculo: ora, a causa tua, mi toccherà cambiare di nuovo l’immagine di copertina del blog.

2013, MEDIOEVO

Avrei voluto iniziare il 2013 con un post di tenore diverso.
Magari parlarvi di ciò che resta di Pato.
Oppure della “vacatio scribis” (perdonatemi la licenza poetica) durata un mese.
O ancora del mirabolante mercato invernale – in uscita – che ci aspetta dato che Silvione nostro deve 36 Milioni di euro all’anno a Veronica (quasi come avere 8 Mexes in casa da mantenere. Contemporaneamente).

Invece no.
Parlerò, per forza. di ciò che è successo oggi a Busto Arsizio nell’amichevole del Milan contro la Pro Patria, dove un annoiato milionario pallonaro ha deciso che no, che basta, che lo spettacolo non può sempre continuare.

Il tizio in questione – Kevin Prince Boateng – ha deciso che 27 minuti di ululati razzisti rivolti a lui e ad alcuni suoi compagni di squadra – Niang, Emanuelson e Muntari – da un gruppetto di “tifosi” di casa fossero più che sufficienti.
Lo ha fatto a modo suo – da grandissimo tamarro quindi – prima calciando il pallone verso le teste di cazzo ululanti in tribuna, poi togliendosi la maglia ed infine andandosene negli spogliatoi, seguito a ruota dai suoi compagni di squadra e – onore al merito – anche dagli avversari.

Pandemonio. Putiferio. Diluvio di opinioni. Ha fatto bene? Ha fatto male?

Il sindaco di Busto Arsizio ha già pontificato sul comportamento di Boateng («Ha sbagliato, reazione impropria») e soprattutto sul fatto che la gente che ululava non fosse bustocca («Questa non è gente di Busto Arsizio, non deve andarci di mezzo tutta la città, qui non siamo a Verona», che è un po’ come dire che la merda fredda si schifa della merda tiepida).

Altra frangia di opinioni dilaganti è il “masenonfossestataun’amichevolecolcazzochesisarebberoritirati“.
Intanto è già un bel segnale fermarsi in amichevole, invece che fare orecchie da mercante come al solito.
Sperando che in piazze calcistiche più IMPORTANTI e probabilmente con tifoserie più CIVILI, NON CI SIA ASSOLUTAMENTE BISOGNO di interrompere una partita per dei cori razzisti.

Ma se questa gente parte con l’idea in testa che “masenonfossestataun’amichevole…“, da già per scontato che per forza succederà anche in altre piazze più IMPORTANTI, dato che sono sicuri che anche in quelle piazze le tifoserie non sono CIVILI.
Magari stan parlando guardacaso della propria di piazza, forse mettendo le mani avanti sul prossimo “scontro”.
Coda di paglia? Coscienza non proprio limpida? Non ne ho idea.

Questo discorso non se lo sono minimamente posto i tifosi VERI della Pro Patria che, amichevole o meno, hanno preso le distanze da quel gruppetto di teste di cazzo e hanno comunque applaudito i giocatori delle due squadre pur se stavano abbandonando il campo.
Senza pensare: «Ma dai, è solo un’amichevole. Mica è una gara ufficiale» ma facendosi girare giustamente i coglioni come se lo fosse.

La mia opinione è che se a gennaio del 2013 assistiamo ad eventi del genere in uno spazio pubblico, allora vuol dire che non siamo ancora un paese pienamente civile.

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OK. E ADESSO?

Abbiamo vinto facilmente contro l’Anderlecht, siamo in crescita, abbiamo un Faraone a livelli stellari – e qui devo complimentarmi con lui per la maturità calcistica e comportamentale che sta dimostrando; non solo è umile, concentrato e altruista, ma si sbatte anche in difesa come un ossesso a coprire le magagne del Tapirone Constant e in attacco fa segnare gli altri – abbiamo un Montolivo in crescita, stiamo complessivamente crescendo, siamo agli ottavi di Champions e soprattutto abbiamo 15 milioni di euro in più in bilancio.

Di tutto questo discorso, alla dirigenza interessa solo l’ultima riga.
Galliani, a proposito di El Shaarawy, ha detto che «è blindatissimo, inutile insistere. Ora che abbiamo il bilancio a posto tratterremo i nostri campioni».
Una cosa però non l’ha detta: il bilancio di cosa?

Del Milan? Pfui, baggianate. Il Fair Play Finanziario non c’entra una mazza (oltre ad essere facilmente aggirabile).
Il fatto è che il non-presidente ultimamente aveva ben altro a cui pensare e, di conseguenza, aveva chiuso i rubinetti.
Vabbè, poco male.

Il problema vero è che AC Milan è una società al 100% di Fininvest s.p.a., i quali bilanci stanno andando in malora. Aggiungiamoci la sentenza del Lodo Mondadori, ed il quadro è completo.

Quest’ultimo Milan non ha quasi più nulla a che vedere con una squadra di calcio: è un asset societario della galassia Fininvest dal quale si può tranquillamennte stornare avanzi di bilancio per tappare le falle delle altre aziende del gruppo in difficoltà (Mondadori, Mediobanca, Mediolanum assicurazioni, etc…).

Il punto è quindi questo: i milioni risparmiati con le cessioni illustri non sono serviti per un cazzo a mettere a posto il bilancio del Milan, ma quello delle altre aziende societarie. E viste le nere proiezioni dell’andamento delle aziende Fininvest, ho paura che i 15 milioni di euro della champions non passeranno mai per via Turati, ma andranno direttamente a Cologno Monzese.
Così come i ricavi delle ipotetiche cessioni future dei nostri migliori giocatori.

Ma si sa che io sono solo un tifosotto minimamente evoluto fazioso che non capisce nulla, quindi è meglio se ritorno a parlare di calcio.

Esaltando magari l’impresa a Bruxelles ed aspettando come manna dal cielo il discorso del Presidentissimo a Milanello per spronare la squadra a battere i gobbi.

Può essere.

Ma in un’altra vita, forse.

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