BRAND – CLUEB TOGO (GALA MC FEAT. PALONZO)

ISCM è il posto più bello che ci sia per un rossonero.
E due geniacci di ISCM (Gaelvis e Palonzo) hanno prodotto quello che dovrebbe essere il vero inno del Milan.

Vi lascio anche le parole, da imparare tassativamente a memoria.

Sono un grande con il Brand
Anche a FIFA soldi non ne spend
guadagno top e twitto un tot
compro a zero e Silvio va a mignott
E questo è il Gallo ooooo top
compro a zero e Silvio va a mignott
E’ un grande Gallo ooooo top
compro a zero e Silvio va a mignott

Oggi voglio andare in Via Turati e dopo in Lega, forse
mangio da Giannino o forse no, chissenefrega
Gando passami la Gazza che son teso,
il giappo non arriva e in altri tempi a marzo già l’avevo preso,
a parte dei tifosi sto sul cazzo oh oh
non sanno quanto io mi faccia il mazzo oh oh
Sono il Gallo mio Dio, il boss del mercato
faccio tutto senza un euro! Non è peccato!
Giro finché ho miglia Alitalia
a volte prendo il Frecciarossa perché il suo fascino mi ammalia
Normale champagne, sboccato in bagn
Faccio karaoke con Preziosi e Kevin Costant.
Compro e vendo giocatori a plusvalenza con Raiola
quando smollo via un campione il bilancio vola,
Vado in una sola direzione
tutto ciò che dice il mio padrone.

Guarda, adesso spacco tutto e compro ADEBAYOR!
Vendo quello con la cresta e faccio affari d’or.
Il Bronzo va di recensioni e ci scova i locali
Stringo mani dappertutto, io non ho rivali.
Stringo mani e lecco piedi, sono fetish Bro
L’hanno visto con le rose! Nel metrò!
Si lo so che lo sapete ero gobbo ok?
La mia vita poi è cambiata nell’86
In Via Turati fa caldo,
Pensa te ho comprato Mesbaldo
In questo ufficio sto talmente tanto,
affranto,
col segno del bracciolo mentre piango,
ripenso, al liquido che avevo: assegni in bianco,
milioni, le fidejussioni,
E’ come se il padrone fosse: Gino Corioni,
Ma a me non si fa,
Mi trovi di là,
Il Brand mi cerca e forse, credo, anche Kakà.


I HAVE A FREAM

«oh oh oooh ooh – oh oh oh oooh
oh oh oh oh – oh oh oh – oh oh oooh

siam venuti fin qua,
siam venuti fin qua,
per vedere alzarelamaglietta/dispensaresorrisi/prendereunfraccodimilioni/sperarechequalchevoltasegni pure Kakààààà»

Milan, kakà

SO LONG AND THANKS FOR ALL THE SHOES

Paradiso e Inferno, peana e bestemmie, pantagonna e pallonate ai razzisti: questo e molto altro era – è – quel tamarrone di nome Kevin Prince Boateng.

Capacità tecniche straordinarie a servizio di una voglia di fare prossima allo zero. Un giocatore così altalenante, soprattutto in questa fase abbastanza abbacchiata della storia del nostro Milan, non poteva durare ancora a lungo.
Noi tifosi – tranne forse qualche sbarbatello bimbominkia – ne avevamo le palle piene già da un anno; credo anche la dirigenza, che alla prima occasione utile – TAC! – l’ha sbolognato. Ciao ciao Melissa, divertiti nelle assolate spiagge di Gelsenkirchen.

In un Milan di ragazzotti con l’arroganza sempre in canna serve qualcuno che si inalberi e dimostri sul campo serietà e spirito di sacrificio. Purtroppo il Boa raramente ha risposto “presente”. Ricordiamo assurde prove contro squadre di dopolavoristi, tiri squinternati da 40 metri, espulsioni direttamente dalla panchina, moonwalk all’Hollywood e problemi di deambulazione in campo.

La nostra fortuna è stata quella di vedere un Boateng stellare l’anno dello scudetto; la nostra nemesi vederlo in pantagonna con la Satta per il centro di Milano.

Perciò goodbye and good luck caro Boa; anche se non so in quanti ti rimpiangeranno.
Tu comunque continua, se puoi, a tramandare la moda italiana anche nelle fredde lande germaniche.

LOST IN TRANSACTION

Allora, ricapitolando:

– Arriva Matri per 11 milioni (!!!)
– Boateng se ne va allo Shalke 04 (a Gelsenkirchen sono già euforici per l’arrivo di Melissa Satta)
– stiamo cercando di dare l’assalto a Kakà (!!!)
– PIGNATONE se ne va in prestito ai pescivendoli doriani!!!

e il tutto mentre peschiamo Barcellona, Ajax e Celtic nel girone di Champions League.

Non so voi, ma io mi sento come in una puntata di Lost.

Quella dove si canta e si balla un attimo prima che il Titanic sbatta contro l’iceberg.

Milan, mercato, boateng, kakà

NIENTE RESTERA’ IMPUNITO

Vi giuro, non avevo alcuna intenzione di parlare della condanna. Davvero.

Volevo solo limitarmi alla poco edificante figura – a livello di carattere, amalgama e attributi – rimediata contro il Mancester City. Avevamo metà rosa fuori, ok, e loro di squadre titolari ne hanno due, ok anche questo, ma prendere 5 goalzs in 36 minuti non mi lascia per nulla tranquillo.

Pertanto stavo per mettermi il cuore in pace godendomi il colpo Silvestre e la succulenta prospettiva di finire il prossimo campionato al decimo posto, quand’ecco che ho la pessima idea di aprire il sito ufficiale del Milan e vederci questo:

milan, berlusconi, condanna, suma

Eh no caro Suma: questa è solamente la TUA posizione, e quella di pochi altri fedelissimi, i faziosi della frangia “AC Milan 1986“.

Ossia i peggiori antimilansti di sempre.


milan, berlusconi, condanna, suma

TANTO TUONO’ CHE PIOVVE

Una persona normale in questo periodo se ne starebbe altrove, che ne so, in agriturismo a San Severino Marche a pigliare il sole, a grattarsi i maroni e ad ingozzarsi di arrosticini e maialino al latte.
Siccome io normale non lo sono mai stato, sono a casa a seguire la diretta streaming della conferenza stampa di inizio stagione a Milanello.

Naturalmente solito one man show gallianesco, nel senso che per un’ora ha ripetuto a macchinetta quanto detto in quest’ultima settimana, ossia:

– si acquistano giocatori solo se si cedono giocatori;
– siamo la squadra che nel 2013 ha fatto più punti;
– siamo la squadra che negli ultimi 5 anni ha fatto più punti;
– siamo la squadra che negli ultimi 5 anni è sempre salita sul podio;
– cattivo fair play finanziario, cattivo!
– ci interessa solo finire il campionato in zona Champions League, pochi cazzi.

avendo però il merito di non pronunciare MAI la parola scudetto, seguito a ruota da Allegri. Saponara e Poli, quasi non pervenuti.

Poi vabbè, la solita barbonata: «il mio avvocato mi ha suggerito di dire che è fortemente auspicabile che Honda arrivi a gennaio» come a voler dire al CSKA Mosca «eh si, siamo ancora con le pezze al culo».
Strategia che porterà avanti anche con Ljajic, I suppose.

Conferenza stampa tutto sommato indolore, senza le sboronate di qualche anno fa.
Finito qua? Eh, magari: alle ore 16.25 il forse-di-nuovo-presidente – che non può fare a meno di parlare – ha sparato la bomba: «Potrebbero esserci dei rinforzi ma credo che il Milan possa vincere lo scudetto già così. Siamo competitivi».

BOOM!
La sentenza.
The touch.
La parola definitiva.

Notoriamente di una sfiga epocale.

Tanto da far cadere su Milanello una tale quantità di acqua e di saette da costringere Allegri ad interrompere l’allenamento.
Partiamo proprio bene.

Quest’anno ci sarà da sbellicarsi.

Milan, conferenza stampa, galliani, allegri, berlusconi

TANTI AUGURI CAPITANO

7 Campionati italiani
5 Supercoppe italiane
1 Coppa Italia
5 Coppe dei Campioni
5 Supercoppe UEFA
2 Coppe Intercontinentali
1 Coppa del Mondo per club
1 grande rammarico (non l’aver vinto né un Mondiale né un europeo con la Nazionale)
902 presenze
33 gol
25 stagioni
1 sola maglia, un solo cuore: quello rossonero.

Ora e sempre: buon compleanno Paolo Maldini.

 

QUESTIONE DI STILE

Ormai siamo diventati dei tamarri di periferia, dei barbari coatti, dei parvenu dell’ultima ora vestiti – malissimo – da D&G.
Abbiam perso la bussola e la testa, il senso della misura e l’understatement, il pudore di non oltrepassare certi limiti.

LO STILE.

Ecco, abbiamo perso quello. Lo stile. Parola ormai vuota in bocca ad ultrasettantenni rifatti o a geometri biliosi e vendicativi.

Signori, oggi il Milan ha perso il suo STILE.
STILE MILAN ormai è diventato quasi un ossimoro.

Berlusconi il Vecchio ha abdicato, obnubilato dalla senescenza, e Galliani – che di stile non ne ha mai avuto, essendo juventino – ha preso il sopravvento mandando a puttane in pochi mesi un lavoro di immagine – e di rapporti umani – costruito con fatica negli anni.

Già, i rapporti umani. Avere a che fare con Galliani dev’essere un qualcosa di fastidioso al limite del sovrumano. Bravissimo a far mercato coi soldi Fininvest, molto meno a far mercato di necessità, pessimo quando si tratta di rapporti umani. Il caso di Paolo Maldini è emblematico.

Per questo non mi stupisco più di tanto della vicenda Ambrosini: un giocatore del Milan per 18 anni – 18 anni! – e ultimamente pure capitano liquidato in un sottoscala, lasciato solo nella sua ultima conferenza stampa di ringraziamento, senza alcuna effige societaria. Liquidato in malo modo pure sul piano umano, senza nessuna convocazione in sede per – quantomeno – ringraziarlo per tutto ciò che ha dato al Milan in questi anni.

Niente.

Stile. Quello che nonostante tutto Ambrosini ha avuto. «Io non ho twitter non ho facebook non ho nulla, ma so che ho ricevuto tantissimi attestati di stima, tantissimi messaggi». Vecchia guardia. Uno che bada al sodo, che ha sempre messo la faccia, che è caduto e si è sempre rialzato più forte di prima, un “gregario” di lusso che ha sempre sgomitato per vedersi riconoscere un ruolo attivo nelle fortune del Milan.

Ambrosini ha sempre messo il cuore, i polmoni, i tacchetti per il Milan. Ma anche la testa, la faccia, le caviglie e i legamenti delle ginocchia per questa società. E’ un altro pezzo di vecchia guardia che se ne va, che si defila in silenzio, senza sollevare polveroni, per lasciare spazio alle nuove leve. Come non sollevava polveroni quando finiva in panca o in tribuna, magari per lasciar spazio ai Voegel o ai Dhorasoo.

E così Ambro ci saluta, a noi tifosi, e noi ricambiamo il saluto al vecchio guerriero, e gli auguriamo di cuore di continuare a portare il suo stile da qualche altra parte.

Che noi, ormai, siamo il Milan delle veline e delle creste; di instagram e dei social; dei canali tematici e dei giornalisti servi leccaculo; dei giocatori indolenti che si atteggiano a superstar fighette senza coglioni che non han nel loro vocabolario i termini “sacrificio“, “orgoglio“, “attaccamento alla maglia“, “rispetto“; dei vecchi ormai non più lucidi e dei geometri incarogniti che non vogliono mollare nonostante il palese fallimento.

Non siamo più il Milan degli INVINCIBILI, no. Siamo il Milan degli INGUARDABILI.
Sotto ogni punto di vista.