MALAGA

mà-la-ga [s.m. e f.]

Con il termine malaga ci si può riferire a:

– ridente cittadina della Spagna meridionale;
– qualità di uva bianca dalla quale si ricava l’omonimo vino da dessert;
– orrenda automobile di merda prodotta dalla Seat;
– gusto di gelato francamente pacchiano;
– punto più basso – calcisticamente parlando – della stagione 2012/13 toccato dalla società AC Milan.

Milan, malaga, allegri, schifo assoluto

SCAMPAGNATA DI RUSSIA

Sarà l’aria ottobrina, sarà che sono un vecchio nostalgico, sarà che non nutro tante speranze nella competizione, ma per me la Champions quest’anno non ci riserverà grosse sorprese. Anzi.

Si paventa una stagione di pallate a ripetizione, dove non saremo nemmeno sicuri di passare il girone. Le due favorite infatti – noi e lo Zenit – han rimediato figuracce nel primo match.
Tempo ce n’è, certo, ma risalire la china sarà dispendioso in termini di energia e concentrazione.

E il punto è proprio questo: a che pro? Certo la gloria, la musichetta, il DNA europeo e tutte quelle balle societarie lì. Ma Galliani & co. spingono la Champions solo per i premi in euro. Più di un milione a vittoria, poco più di mezzo a pareggio, un cazzo in culo a sconfitta.
Altro che ranking.

A parte la meschinità di questa logica da mendicanti: ma l’avete vista la squadra? Dove vogliamo andare? Metti anche che ci si impegni – tralasciando ancor di più il campionato, visto che abbiamo preso una buona strada – per fare il meglio possibile: e se finissimo terzi?
Finendo in Europa League spernacchiati da tutti?
A questo punto, tanto vale finir quarti nel girone e cercare di finire il campionato in gloria.

Allegri si è già zerbinato sulla linea societaria, affermando che «conta più la partita di domani del derby».
Certo, come no.
Andatelo a dire a quei tifosi rossoneri che non hanno rinnovato l’abbonamento o che non ne vogliono sapere di venire a vedere ‘sta società di pagliacci.

Vi risponderanno così, con uno striscione ed uno slogan: «noi ci abbiamo sempre messo la faccia, ora tocca a voi metterci il culo».

Milan, Zenit, derby, galliani, champions league, allegri

PIETA’

In un martedi di metà settembre, con il termine pietà ci si può riferire a:

1) grido straziante di dolore da parte dei tifosi milanisti davanti alla TV mentre guardano Milan – Anderlecht di Champions League;

2) meraviglioso film del sudcoreano Kim Ki-duk vincitore del leone d’oro all’ultima mostra del cinema di Venezia che racconta di come il sentimento di vendetta nei confronti del denaro e degli aguzzini che agiscono in nome di esso porti chiunque all’esasperazione, senza via d’uscita.

Per mia fortuna, ieri sera ho assistito al meno straziante tra questi due spettacoli.

Il film di Kim Ki-duk.

Milan, anderlecht, champions league, figuraccia

PER QUEST’ANNO FINISCE QUI

C’è voluto il miglior Kuipers per abbattere le nostre stoiche barricate.
Battute a parte, giusto così: 8 tiri in porta contro 1 sono un segno eloquente della squadra blaugrana. Che sarebbe la più forte al mondo – e probabilmente anche un pelo più simpatica – anche senza giganteschi aiuti a favore.

Un 3-1 per loro, meritato per la mole di gioco espresso ma non per la modalità con cui è pervenuto.
E comunque non è detto che il più forte debba per forza vincere: noi abbiamo fatto una partita di puro contenimento e ci stavamo pure riuscendo. Contro il Barcellona bisogna assolutamente fare così se si vuol portare a casa il risultato.

Attenzione, non sto sindacando sul rigore: a livello di fiscalità estrema di applicazione di regolamento, ci potrebbe anche stare. Ma se – caro signor arbitro – vuole fare il fiscale, lo faccia fino in fondo e soprattutto per tutte e due le squadre. Altrimenti si vede lontano un miglio che c’è qualcosa che non va.

Mi han lasciato perplesse due cose.

La prima è che Pato è ormai definitivamente morto. Potete tranquillamente marinarlo e farne brasato per la mensa di Milanello.

La seconda è che speravo che per la sua partita d’addio, Seedorf tirasse fuori le palle per l’ultima volta.
Ha deciso invece di tirare fuori le ciabatte.

Peccato.

 

milan, barcellona, eliminazione

COMMOVENTI

Uno 0-0 sudatissimo, ottenuto stringendo i denti e il culo, con un rigore e mezzo per loro e i primi due minuti di follia per noi.
E’ stato un match a tratti commovente, nel quale trovarsi di fronte i marziani ha dato alle nostre vecchie calzette degli stimoli inaspettati.

Commovente è stata la scelta di Allegri (ciao Max) di spremere nei giorni scorsi Thiago Silva e di perderlo per un mese proprio nel momento meno opportuno della stagione.

Commovente è stato il ritorno in campo di San Drone Nesta proprio in questa partita. E’ durato quel che è durato, ma ci serviva come il pane. senza di lui, la Barbie transalpina sarebbe andata in merda quasi subito.

Commovente è stato il piede destro di Robinho dopo due minuti e il sinistro loffio di Ibrahimovic dopo trenta; un po’ meno commoventi i miei bestemmioni.

Commovente è stato vedere Seedorf e Ambrosini giocarsi le ultime carte a loro disposizione, rinfoderare le ciabatte, sguainare gli scarpini affilati e giocare come dio comanda.

Commovente è stato Emanuelson mentre incespicava sul pallone come uno scarpone qualunque e cincischiava davanti a Valdez con il pallone sul destro pronto per essere scagliato a rete; commovente è sapere che il destro Emanuelson non lo usa nemmeno per salire sul bus.

Commovente è stato l’arbitro per non averci fischiato due rigori contro; non ha neanche ammonito Messi e Xavi e buttato fuori Keita per delle entratone a falciatrice, ma tutto sommato va bene così.

Commovente è stato El Shaarawy e tutto il suo cagarsi addosso di fronte agli extraterrestri.

Commovente è stato Luca Antonini e i suoi due recuperi miracolosi, uno per tempo, su Sanchez e su Tello; diamo a Luca ciò che è di Luca: ieri sera se l’è cavata alla grande.

Commovente infine è stato Daniele Bonera che ha disputato un match praticamente perfetto; criticato molto spesso, Daniele ha tre grandissimi pregi: rispondere sempre presente quando viene chiamato senza discutere le scelte del coach, saper lasciarsi scivolare addosso le critiche (che partono anche da questi lidi) ed essere un vero cuore rossonero.

Ora, siccome c’è anche la gara di ritorno a Barcellona martedi prossimo, vediamo di essere meno commoventi e magari tentare l’impresa.

Ormai abbiamo dimostrato che, comunque vada, la testa la teniamo sempre altissima.

milan, barcellona, pareggio, partitona, qualificazione aperta

PSICODRAMMA

Dalle stelle alle stalle in meno di una settimana, i peggiori primi 45 minuti di sempre.
Sotto di 3 gol, all’intervallo mi sono cagato in mano.

Poi però ho pensato: «ehi, siamo tutti e due sponsorizzati “Fly Emirates”!».
Quindi c’è sotto la combine.
E allora mi sono tranquillizzato.

D’altronde siamo o non siamo la mafia del calcio?

Milan, arsenal, figura di merda, rischio, qualificazione, quarti di finale

M COME MINCHIA

Posso dirlo? La miglior partita del Milan di questa stagione.
Non solo per il 4-0 alla primavera dell’Arsenal (e sarebbe potuta tranquillamente finire 7-0 che nessuno avrebbe trovato nulla da ridire), ma anche per aver subissato i gunners col gioco. Oltre al nostro solito possesso palla, abbiamo fatto girare l’azione e i giocatori, tutti correvano in sincrono, non c’erano i campanili dalla trequarti, non abbiamo sofferto sulle fasce.

Sembrava la “partita perfetta”.

Numerosi gli appunti:

1) Nonostante Ibrahimovic in campo non si è giocato col solito lancio “alta che a se sùga” per il nasone svedese; anzi, il vichingo gitano ha agito più da seconda punta che da prima.

2) Il merito va al rientro di Boateng che, da trequartista anarcico quale lui è, crea voragini per movimenti ed inserimenti. In Italia con la difesa a 9 sarà sempre più difficile, ma contro squadre che giocano a viso aperto, beh, i tre lì davanti diventano devastanti.

3) In tutto questo ecumenismo uno come Robinho ci va a nozze: il lavoro sporco lo fanno gli altri, lui si fa trovare pronto giusto nei buchi della difesa. Poi prende coraggio e toh!, ti segna anche il gol da fuori area.

4) Ma tutto ciò non sarebbe successo se Clarenzio non si fosse fatto male subito. Spiace dirlo, ma nelle partite dai coppa ad alto ritmo Culodipiombo farebbe meglio a starsene in panca in pantofole. Col cesena che si difende e lo lascia tirare da fuori, anche forse. Ma tanto ora il problema non si pone, dato che se ne starà a riposo un mesetto.

5) A guardare bene con Clarenzio fuori anche uno come Emanuelson ha un suo perché. Soprattutto se messo a sinistra. Nocerino farebbe meno inserimenti partendo da mezz’ala destra (ruolo che non gradisce particolarmente) ma dato che abbiamo gli uomini contati in mezzo al campo, testa bassa, mutismo e pedalare.

6) Una cosa di negativa però va trovata: Antonini. La sua fortuna è che San Siro non è stato rizollato – di proposito – sulle fasce, altrimenti Walcott gli avrebbe cagato in testa ad ogni affondo.

Ed ora l’imperativo è dimenticare la Champions e concentrarsi sul Cesena: è giunta l’ora di espugnare pure Fort Manuzzi.

milan, arsenal, champions league, trionfo

ENNESIMA OCCASIONE SPRECATA

Partita orribile, questo 1-1 in Bielorussia è stato quasi peggiore del match giocato contro la juventus a Torino.
Milan sprecone e troppo leggero, senza cattiveria, senza coglioni.

Il discorso Cassano non c’entra nulla, c’entra la testa dei ragazzoni in mutande: la partita più facile del mini-ciclo di 4 prima della sosta ci è stata fatale, as usual.

Questo Milan rende al massimo se e solo se è in costante affanno, se è sotto pressione, se è obbligato a rincorrere. Può essere anche affascinante e stimolante per gli attori in gara, ma è un tremenda pigna in culo per noi tifosi che seguiamo da casa.

Quindi per il futuro vedete di darvi una svegliata.

milan, bate borisov, pareggio